lunedì 26 marzo 2018

Pensare guardando


Un libro stupendo: Generare Dio
Di Massimo Cacciari


Pensare per immagini.



Generare Dio.


La figura della Vergine col suo bambino ha svolto un ruolo straordinario nella civiltà europea. Attraverso questa immagine, che assume forme diversissime, che è chiamata e invocata con nomi anche contrastanti, questa civiltà non ha pensato soltanto il proprio rapporto col divino, la relazione di Dio con la storia umana, ma l’essenza stessa di Dio. Perché Dio è generato da una donna? Pensare quella Donna costituisce una via necessaria per cogliere quell’essenza. E le grandi icone di quella Donna, come la Madonna Poldi Pezzoli del Mantegna, non sono illustrazioni di idee già in sé definite, bensì tracce del nostro procedere verso il problema che la sua presenza incarna.




 Massimo Cacciari, filosofo grande conoscitore delle Sacre Scritture e dei Padri della Chiesa, pur rimanendo perfettamente laico, dà una lettura sulla figura di Maria di Nazaret,attraverso i capolavori  del Mantegna e Giovanni Bellini, cogliendo i particolari e interrogandosi sulla Donna che ha generato il Figlio di Dio.
E tutto inizia da un Annuncio, le Annunciazioni del Beato Angelico, di Piero della Francesca, di Simone Martini e di Lippo Memmi a svelare la potenza del mistero dell’incarnazione.





NOME: MARIA

L’icona di Maria diviene; si accompagna a quella del Figlio, ma ancora più di questa sembra sfuggire a ogni astratta tipizzazione. Con quale nome chiamare questa fanciulla dolcissima e dolente, che sembra quasi  invitarci a partecipare al respiro del suo bimbo addormentato? È da questa immagine, dalla Madonna di Mantegna del Poldi  Pezzoli, che inizia il nostro cammino. È colei-che-genera, la Donna che ha generato il Figlio, tuttavia è anche  colei che l’atteso, che lo genera senza conoscerlo, che lo cerca senza trovarlo, che lo trova e lo perde, che lo piange e lo ritrova o spera di ritrovarlo.
È la donna nel cui grembo humilis si compie il primo atto della kénosis del Signore, ed è la donna che è segno della pienezza dei tempi, poiché se è ora che il Signore ha mandato il proprio  figlio plenitudo temporis è questa ora stessa ( Galati 4,4-5). Segno, allora, di potenza, di gloria, che però non nasconde l’angoscia che promana dalle pagine dell’Apocalisse: la donna  che genera il figlio è la stessa che viene perseguitata dal drago, costretta a fuggire nel deserto, inseguita dal fiume immondo che quello vomita dalla sua bocca, libero come è fino all’ultimo di infuriare contro coloro che osservano la Parola di Dio. I Cieli esultano perché il diabolo è precipitato, perché è stato vinto colui che voleva separarli dal Signore; ma la donna è costretta quaggiù, nel pieno della Guerra (Apocalisse 12,1-18). È lei che deve condurla; per quanto “pre-giudicata” appaia, la realtà di questa guerra non perde un solo tratto della sua concreta drammacità.
E la donna è l’asse attorno a cui ruotano i contedenti, per aggrapparsi alla sua protezione o per abbatterla. In che cosa consiste la lotta? Nel salvare il figlio,nel costudirne la testimonianza. Solo colei che lo ha generato ne ha il potere. Ecco che lo “raccoglie” in sé e lo indica come la Via. E nel “ raccoglierlo” anche lo medita, lo riflette, soffre le proprie domande insieme al destino di lui, le proprie domande sul destino di lui. Perché muore? Perché deve morire? Perché non ha vinto questo Nemico? È lui stesso a voler salire sulla propria Croce? È la sua volontà che in questo si compie? Riesco io a vederlo  su di essa innalzato?

[…]


Simone Martini e Lippo  Memmi -Annunciazione e due santi



Gabriele non viene a ordinare, non comanda a una  serva; è Maria che ascolta e diviene obbediente alla sua Parola. Ella beve il suo calice, come farà il Figlio. La sua obbedienza non ha nulla di semplicemente remissivo, quietistico. Ella giunge a volere la volontà divina.
Soltanto dopo aver patito la propria sofferenza lascerà che Dio «decida per lei ». Perciò il primo movimento, quello del turbamento e della paura, non è qualcosa che passa e si dimentica, bensì un tratto del volto della fanciulla destinato a restare fino alla Croce e oltre. 






Nell’Annunciazione di Piero della Francesca, sembra sia ella a benedire l’angelo che le si piega dinanzi, mentre il vecchio Padre versa dall’alto su di lei la sua potenza. Nell’icona dell’Occidente  questa figura  rimane inseparabile dalle altre.

Beato Angelico



L’annuciazione del beato Angelico, l’angelo parla a Maria come ammaestrandola con gli indici delle sue mani,l’humilitas della fanciulla, fino a quell’istante intenta nella lettura, e a tali parole guarda con fiducia come stringendosele al seno soprattutto  quella della cella di san Marco, dove tacciono gli splendori delle vesti, l’eleganza delle vesti, l’eleganza delle architetture, il verdeggiare del prato, simbolo paradisiaco, der dar luogo soltanto al colloquio tra due nude anime, dell’angelo e di Maria; eretto il primo, in ginocchio, ma non certo prostrata, la seconda, tengono le mani sul petto in una posa simile, di reciproca, verginale accoglienza.
Il frate sulla soglia testimonia l’evento


Beato Angelico, Annunciazione della cella 3 di san Marco convento di Firenze



La Croce di Maria

Questo il  presagio di Maria mentre stringe a sé il bimbo – e vi sono presagi che sanno più chiaramente di ogni visio facialis. Essi colpiscono la meditante fanciulla nelle due straordinarie glkophiloûsa dipinte da Mantegna, quella del Poldi Pezzoli e quella di Berlino. Il volto di Maria appare sereno in contrasto con quello del bimbo, che volge dall’alto uno sguardo implorante e sofferente, in esse il capo della madre reclina su quello del figlio pesantemente addormentato, in  entrambe  lo stringe a sé con tenerezza, nella prima carezzandole le guance come cercasse di aprirgli la bocca al respiro, nella seconda sorreggendone il capo che ha cessato di resistere, che sembra aver perduto ogni forza.


Andrea Mantegna Madonna col Bambino dormiente
1490-1500, Milano  museo Poldi Pezzoli



Andrea Mantegna Madonna col Bambino Dormiente
1465- 70, Berlino

Maria della dolcezza, Maria che, guancia a guancia col bimbo, ne presagisce il destino. Il figlio, qui avvolto nelle fasce che lo stringono tutto, che gli impedirebbero, fosse anche desto, ogni gesto di tenerezza, qui dorme un sonno che è figura futuri. Questo pesante sonno è presagio dell’ultima ora e quello delle fasce lo sono del lenzuolo dentro cui sarà sepolto nella roccia.


Giovanni Bellini  Pinacoteca Brera


Giovanni Bellini Venezia Accademia

Nella Madonna col Bambino del Bellini di  Brera, hanno lo stesso sguardo stanco, tutto introverso, che ritroviamo nella Madonna  col Bimbo benedicente dell’Accademia




La Madonna in trono dell’Accademia tiene sulle sue ginocchia un bimbo che nel suo sonno è già presagio della propria deposizione. Mestissima adorazione.






Nella Pietà del Bellini all’Accademia, qui la fanciulla è diventata vecchia «regina dei mesti» come la vide Manzoni ne La Passione, e il corpo del figlio deposto sulle sue ginocchia è ora quello del Crocefisso.





È la mistica francescana a darci l’immagine più viva di Maria, da Iacopone a Pietro di Giovanni Olivi: la gloria di Maria consiste nell’essere concrocifissa. La sofferenza la fa venire meno, ma non la pietrifica come una Niobe. Ed ecco nella grande tavola di Rogier van der Weyden, la« «Deposizione dalla croce» (1435), come il corpo di Maria cade, ed è a fatica sorretto da Giovanni e dalla Maddalena, ma cade secondo lo stesso ritmo della «discesa del figlio», che Giuseppe di Arimatea e Nicodemo vanno deponendo dalla Croce, e che sembra quasi anticiparne il ritorno alla terra.



Cacciari indaga il mito di Maria, un'icona di grande fascino tanto nella letteratura, quanto nella filosofia e nell’arte. La figura della Vergine col suo bambino ha svolto un ruolo straordinario nella civiltà europea. Un’immagine che ha assunto forme diversissime, anche quale esemplificazione del proprio rapporto con il divino, e nella relazione di Dio con la storia umana. Ma le grandi icone di Maria non sono tanto illustrazioni di idee già in sé definite, bensì tracce del nostro procedere verso il ruolo che la sua presenza incarna. Proprio dalla potenza di questa figura inizia l'indagine di Cacciari. Un percorso che si snoda attraverso dieci capitoli – da «Nome: Maria» a «L'età del figlio» - lungo i quali viene indagato il mito di Maria che rivive attraverso le parole di grandi poeti quali Holderlin, Dante, Rilke, Mario Luzi o di teologi come Pavel Florenskij.

 Non è un saggio di facile lettura, ci sono parole e definizioni ricercate. Sono pagine da meditare e contemplare.

1 commento:

  1. Anche da ateo Cacciari ha dato una spiegazione esaustiva dei collegamenti Dio-Madonna che nemmeno la teologia è riuscita a teorizzare.
    Abbraccio Daniela.

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