giovedì 21 settembre 2017

Evviva l'autunno!



L’autunno è alle porte e bussa, in verità il clima è cambiato da alcuni giorni, dopo qualche scroscio di pioggia, la temperatura è scesa, in maniera anche brusca, tanto da lamentare qualche malanno.
Ma pare che i miei fiori e le piante non l’abbiano ancora avvertito, le foglie sono sempre verdi, le rose continuano a fiorire… solo i miei mici pelosi si sono impigriti,  fanno una capatina fuori e poi s’infilano in casa a cercare il calore e ovviamente  le coccole.














Sì, domani Equinozio d’autunno, (NOTTE UGUALE AL GIORNO ) Questo fenomeno si verifica solo due volte all'anno (a marzo, in occasione dell'equinozio di primavera , e a settembre, appunto, per l'equinozio d'autunno) e in quel momento le ore diurne e notturne si dividono quasi perfettamente a metà perché l’asse di rotazione terrestre è perpendicolare alla direzione dei raggi solari. Da qui la definizione "equinozio" che deriva dal latino aequinoctium e vuol dire "notte uguale".
Mi piace molto la stagione autunnale, con i colori dorati della natura, crea in me una romantica nostalgia, una quite interiore.


Benvenuto Autunno!




La musica dell’estate lontana vola intorno

all’autunno cercando Il suo nido perduto.


R. Tagore



lunedì 18 settembre 2017

Una donna



CATERINA DA SIENA : PRIMA DONNA DOTTORE DELLA CHIESA

Il 4 ottobre 1970 Paolo VI  proclamava ufficialmente che S. Caterina da Siena era annoverata tra i Santi dottori della Chiesa Cattolica : il termine dottore veniva ricondotto alla sua origine latina, ductor, cioè guida mediante la dottrina.
Il nuovo titolo attribuito alla Santa, già co-patrona d’Italia e successivamente co-patrona d’Europa, era il riconoscimento dell’ortodossia della sua dottrina e del suo apostolato sapienziale. I suoi scritti, il Dialogo, le 381 lettere e le 26 Orazioni, costituiscono “un corpo dottrinale che è insieme dogma e morale, sociologia e psicologia, mistica e pedagogia”.
La lettura degli scritti cateriniani ci pone in presenza “di una bellezza e di una profondità che danno al cuore quasi la stessa gioia che dà un brano del Vangelo o di una lettera di S. Paolo”. Lo storico francese Louis Canet osserva : “Il messaggio iniziale, la buona novella di Gesù Cristo non ha subito in lei alcuna trasformazione snaturante, alcuna falsificazione. Nei suoi scritti (il messaggio evangelico) brilla nello splendore della sua purezza primitiva”. Dio è amore e chiunque dimora nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

A Caterina viene spesso riferito il termine “illetterata” : questo termine non equivale ad ignorante : le sue pagine sono tra le più belle della nascente letteratura italiana. I biografi riferiscono che Caterina imparò a leggere tardi e ancora più tardi, sui trent’anni a scrivere.
Cosa che non deve stupire : l’analfabetismo era la condizione della gran massa del “popolo” e anche molti esponenti della classe feudale si servivano di scrivani. Ma ogni pagina  rivela la presenza di un vasto patrimonio culturale sacro che va dalla Bibbia ad opere di suoi contemporanei, unito ad una salda e limpida formazione teologica. Questa cultura è attinta dall’ambiente in cui la Santa si forma nella sua adolescenza, prevalentemente ispirata dal pensiero domenicano; e più tardi da quello del cenacolo che si riuniva intorno a lei, comprendente uomini e donne di vasta cultura. Ma la componente fondamentale della sapienza cateriniana è e rimarrà sempre la dottrina “infusa”in lei dall’unico vero Maestro, la “prima dolce verità”.
Nel 1376 i fiorentini le chiesero di intercedere presso il Papa, con il quale c’erano stati motivi di disaccordo per motivi di tasse e di alleanze politiche. Caterina andò dunque come ambasciatrice di pace ad Avignone con alcune sue discepole, un altare portatile e tre confessori al seguito. Al papa Gregorio XI disse: “Otterrete di più col bastone della benignità che col bastone della guerra”. E fu così che il papa, convinto da Caterina, il 13 settembre 1376 lasciò definitivamente Avignone per fare rientro a Roma, come Caterina lo aveva implorato.

 Santa Caterina da Siena implora papa Gregorio XI di ritornare a Roma

Opera di Giovanni di Paolo

Il papa arrivò a Roma il 17 gennaio 1377, ma poco dopo morì. Naturalmente questa rientro comportò subito dopo un’aspra lotta fra papato e cardinali francesi, che volevano mantenere la corte papale in Francia. Di questo problema politico e diplomatico si occupò ancora Caterina, chiamata l’anno successivo a Roma dal successore di Gregorio XI, papa Urbano VI, per aiutarlo a risanare lo scisma occidentale che si era venuto a creare. Urbano VI era un papa con qualche squilibrio mentale, violento, ostinato; i Francesi però avevano nel frattempo eletto l’antipapa Clemente VII e la Chiesa romana, per sopravvivere, doveva essere difesa con una militanza energica, che Caterina generosamente elargì, malgrado le personali delusioni.

Estasi di Santa Caterina





C'è una pagina, stupenda e terribile, in cui tutto ciò appare evidente: è la Lettera 273, a frate Raimondo da Capua, divulgata da tutte le antologie.
Siamo nel 1377. Niccolò di Toldo, un gentiluomo perugino, viene condannato a morte dai magistrati senesi, con l'accusa di spionaggio «per alcuna parola che incautamente avea detta che toccava lo Stato». Narra un testimone: «Per la prigione egli andava come uomo disperato, non volendosi confessare, né udire né frate né prete che li dicesse cosa che appartenesse alla sua salute. Alfine fu mandato per questa vergine, la quale con grandissima carità l'andò a trovare in prigione».

La Lettera 273

Quello che accadde lo racconta lei stessa nella Lettera.

La prima parte costituisce una sorta di premessa a quella che sarà la scena culminante. A frate Raimondo, «padre» inquanto sacerdote confessore e «figliuolo» in quanto discepolo, Caterina esprime il desiderio di vederlo perdersi per ritrovarsi, annegandosi umilmente nel sangue di Cristo. Dal costato del «dolce Agnello svenato» sgorga il sangue del sacrificio redentivo, «Intriso col fuoco dell'ardentissima carità sua». S'istituisce così quel binomio sangue-fuoco (fusi in una purificante fornace) che attraversa tutto il testo: quel costato è una bottiglia («bottiga») in cui entra il nostro peccato e ne esce mutato, tanto da diventare «odorifero»; quel cuore squarciato è una «botte» (si allude alla transustanziazione del vino in sangue di Cristo) da cui sgorga un'ineffabile dolcezza, cui attingere abbondantemente per poi condividerla coi fratelli.
Commenta Giovanni Testori, uno scrittore consentaneo (come lo era stato a inizio '900, il senese Federigo Tozzi): «Caterina è come una lama che ha ferito i secoli; li ha trapassati ed è arrivata qui fino a noi, lorda ancora di sangue; un sangue, quello di Cristo e quello di tutti gli esseri viventi, che non le ha mai dato requie; anche se fu l'origine della sua sola, reale pace; e requie». E aggiunge che questa Lettera è proprio «la più implacabile e, per naturale contrappasso, la più placante; almeno una volta che la si sia attraversata o che se ne sia lasciati attraversare». Ma questo non è immediato. Confessa un giovane scrittore, Luca Doninelli, che attorno a questa pagina ha costruito il suo libro d'esordio: «La prima volta che lessi la lettera, ne fui quasi disgustato. Provai ribrezzo per quel sangue». Ma poi comprende: «Era proprio di quel sangue che io avevo bisogno per trovare il volto della mia vita».
Nella parte centrale del testo Caterina racconta l'incontro con Niccolò, che - da lei confortato - si confessa, si comunica, accorda la propria volontà col disegno di Dio. Ha un solo timore: non avere più questa forza in punto di morte. «Ma la smisurata bontà di Dio lo ingannò...».
Commenta Mario Pazzaglia: «L'"inganno" di Dio consiste nel suscitare nel cuore del giovane il desiderio affettuoso della presenza di Caterina, creatura umana che con la sua ardente carità diviene l'espressione sensibile della misericordia e dell'amore divino. Attraverso questo affetto ancora umano, ma purissimo, il giovane riceve la rivelazione di un amore più grande... Dio gli si rivela attraverso la presenza di lei».
Attraverso l'umano: questo è il metodo che Dio ha scelto per rivelarsi all'uomo; attraverso un'intensa affezione si perviene alla chiarezza della ragione. Ciò che rende Niccolò «tutto gioioso e forte», ciò che muta la «tristizia in letizia» è la certezza che lei - «la dolcezza dell'anima mia» - sarà lì ad attenderlo sul patibolo (che - grazie a lei - il condannato giunge a chiamare «luogo santo»!).
Caterina rende concretamente presente il Signore a lui, così come la Madonna e santa Caterina d'Alessandria sono realmente una «presenzia» per lei.
Ugualmente reale è il dialogo in cui la giovane «costringe» Maria a fare la grazia (che Niccolò sperimenti nell'attimo supremo la luce, la pace e la visione di Dio, fine ultimo); e la Madonna promette: di qui una commozione tale che la Santa non vede più neanche la folla di curiosi che eran lì per l'esecuzione. 
Nel sangue di Cristo

Niccolò giunge «come agnello mansueto» (sempre più simile all'Agnello) e si fa fare da lei il segno della croce; un attimo prima di morire «la bocca sua non diceva se non Gesù e Caterina»: la meta ultima in cui riporre tutta la propria speranza, e lo strumento venerabile attraverso cui, per grazia, gli era stato dato di riconoscerla.
La Santa, mentre riceve la testa del decapitato, tiene gli occhi fissi sulla bontà di Dio e dice quel tremendo «Io voglio!».
E vede: Cristo, nell'unione ipostatica di Dio e Uomo, accoglie attraverso la soglia del costato - «bottiga aperta» -, il «desiderio santo» di Niccolò.
Sangue nel sangue, fuoco nel fuoco. Il sangue del giovane «valeva» perché versato in memoria del sangue di Cristo. E l'anima di Niccolò, prima di varcare la soglia, si volge indietro e fa un inchino a Caterina che l'ha accompagnata, come fa una sposa prima di entrare nella dimora dello Sposo.
Addosso alla Santa rimane quell'«odore di sangue», cioè quel desiderio del martirio e quell'«invidia» per colui che l'ha appena preceduta. Un evento che si pone come «prima pietra» su cui edificare l'opera della «bella brigata». E come pietra di scandalo.

“Bella brigata” così venne chiamato  il “movimento” che si costituisce attorno a Caterina , formato da  artigiani, professionisti, poeti e pittori, religiosi e laici, nobildonne e popolane, nel quale tutti contagiati da lei, imparano un amore totale per Cristo e per la Chiesa. Tra tutti si discute di teologia e di mistica, si legge la Divina Commedia e si studia san Tommaso d'Aquino. Negli anni in cui Petrarca cominciava a pilotare la cultura europea in direzione opposta, permane questa sacca di resistenza in cui ci si aiuta a «prendere ragione» della fede e della  speranza.


Qui, la lettera 

domenica 17 settembre 2017

Un comandamento nuovo...



Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi
gli uni gli altri.
Gv 13,34




venerdì 15 settembre 2017

Il posto del cuore



“Oggi, un bimbo mi ha chiesto: “Ma il cuore sta sempre nello stesso posto, oppure, ogni tanto, si sposta? Va a destra e a sinistra?”Io: “No, il cuore resta sempre nello stesso posto, a sinistra..”

Ed intanto penso: “..poi, un giorno, crescerai. Ed allora capirai che il cuore vive in mille posti diversi, senza abitare davvero nessun luogo. Ti sale in gola, quando sei emozionato. O precipita nello stomaco, quando hai paura, o sei ferito. Ci sono volte in cui accelera i suoi battiti, e sembra volerti uscire dal petto. Altre volte, invece, fa cambio col cervello. Crescendo, imparerai a prendere il tuo cuore per posarlo in altre mani. E, il più delle volte, ti tornerà indietro un po’ ammaccato. Ma tu non preoccupartene. Sarà bello uguale. O, forse, sarà più bello ancora. Questo però, lo capirai solo dopo molto, molto tempo. Ci saranno giorni in cui crederai di non averlo più, un cuore. Di averlo perso. E ti affannerai a cercarlo in un ricordo, in un profumo, nello sguardo di un passante, nelle vecchie tasche di un cappotto malandato. Poi, ci sarà un altro giorno, un giorno un po’ diverso, un po’ speciale, un po’ importante.. quel giorno, capirai che non tutti hanno un cuore.”


Anonimo




mercoledì 13 settembre 2017

Uno spintone per volare...



L’ aquila spinse delicatamente i suoi aquilotti verso il bordo del nido.
Il suo cuore trepidava di emozioni contrastanti perché sentiva la resistenza dei piccoli.
Perché succede che l’emozione di volare deve cominciare con la paura di cadere? – pensò.
Questa domanda eterna restava senza risposta per lei.
Secondo la tradizione della specie il suo nido era situato in cima ad un’altura, su una roccia scoscesa.
Sotto c’era soltanto l’aria per sostenere le ali di ciascuno dei suoi figli.
Nonostante le sue paure, l’aquila sapeva che era tempo.
La sua missione materna era praticamente terminata.
Restava un ultimo compito: lo spintone.
L’aquila trovò il coraggio nella sua conoscenza innata.
Finché gli aquilotti non avessero aperto le ali non ci sarebbe stato altro obiettivo nella sua vita.
Finché non avessero imparato a volare, non avrebbero mai capito il privilegio di essere nati aquile.
Lo spintone era il più grande regalo che l’aquila madre potesse fare.
Era il suo supremo amore.
E per questo uno ad uno ella li spinse e tutti volarono.




martedì 12 settembre 2017

Doppio anniversario




Oggi giorno festoso!

Anniversario nozze e compleanno di Gianluca, (Liuc)


Grazie Anto ♥


Stamani il primi auguri sono arrivati  dalla carissima Anto. Mi piace molto questo augurio, lo condivido con voi:

AUGURI CARISSIMA A TE E A LUCIO

CHE IL SIGNORE VI RENDA OSTENSORIO


VIVENTE DELLA SUA PRESENZA NEL MONDO.



Dedicato a Liuc





Tra mamma e figli c' è un rapporto speciale. Una mamma mette al mondo il proprio bambino, lo vede crescere, diventare grande. Nonostante tutto questo per una mamma il proprio figlio sarà sempre piccolo. Quest'amore immenso non si può descrivere a parole. Ma Liuc sa quanto amore c'è tra noi, sono emozioni colorate che vibrano guardandoci negli occhi.

Per te Liuc, Tanti auguri e tanto amore! 












A un mese 













A un anno 

























Due anni




















Primo giorno di scuola materna


Primo giorno di scuola primaria


Dieci anni






Ora




I tuoi figli non sono figli tuoi.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.
Perché loro hanno le proprie idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
non alla loro anima.
Perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non è dato di entrare,
neppure col sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro
ma non volere che essi somiglino a te.
Perché la vita non ritorna indietro,
e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.

(Khalil Gibran)



venerdì 8 settembre 2017

Domenico Ghirlandaio, Natività della Beata Vergine Maria, 1485 - 1490.
Cappella Tornabuoni, Santa Maria Novella, Firenze

OGGI SI FESTEGGIA LA NASCITA DI MARIA

La festa della Natività di Maria è stata introdotta da papa Sergio I (sec VII) nel solco della tradizione orientale. La natività della Vergine è strettamente legata alla venuta del Messia, come promessa, preparazione e frutto della salvezza. Aurora che precede il sole di giustizia, Maria preannunzia a tutto il mondo la gioia del Salvatore.

 L’8 settembre, quindi, le chiese d’Oriente e d’Occidente celebrano la nascita della Vergine, madre del Signore. La fonte prima che racconta l’evento è il cosiddetto Protovangelo di Giacomo secondo il quale Maria nacque a Gerusalemme nella casa di Gioacchino ed Anna. Qui nel IV secolo venne edificata la basilica di sant’Anna e nel giorno della sua dedicazione veniva celebrata la natività della Madre di Dio. La festa si estese poi a Costantinopoli e fu introdotta in occidente da Sergio I, un papa di origine siriana. «Quelli che Dio da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati»: Dante sembra quasi parafrasare il versetto di san Paolo quando definisce Maria «termine fisso d’eterno consiglio».

QUAL È IL SIGNIFICATO TEOLOGICO?

Dall’eternità, Il Padre opera per la preparazione della tutta Santa, di Colei che doveva divenire la madre del Figlio suo, il tempio dello Spirito Santo. La geneaologia di Gesù proposta dal Vangelo di Matteo culmina nell’espressione «Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo». Con Maria, dunque, è venuta l’ora del Davide definitivo, della instaurazione piena del regno di Dio. Con la sua nascita inoltre prende forma il grembo offerto dall’umanità a Dio perché si compia l’incarnazione del Verbo nella storia degli uomini. Maria bambina infine è anche immagine dell’umanità nuova, quella da cui il Figlio suo toglierà il cuore di pietra per donarle un cuore di carne che accolga in docilità i precetti di Dio.

UNA FESTA CHE RICHIAMA IL NATALE DI GESÙ

  

Onorando la natività della Madre di Dio si va al vero significato e il fine di questo evento che è l'incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio". È questo del resto il motivo per cui di Maria soltanto (oltre che di S. Giovanni Battista e naturalmente di Cristo) non si festeggia unicamente la "nascita al cielo", come avviene per gli altri santi, ma anche la venuta in questo mondo. In realtà, il meraviglioso di questa nascita non è in ciò che narrano con dovizia di particolari e con ingenuità gli apocrifi, ma piuttosto nel significativo passo innanzi che Dio fa nell'attuazione del suo eterno disegno d'amore.

Da -. Famiglia Cristiana.it



Dal Salmo 12
Il Signore scriverà nel libro dei popoli: 
«Là costui è nato». 
E danzando canteranno: 
«Sono in te tutte le mie sorgenti».


mercoledì 6 settembre 2017

Donne coraggiose

Le donne del Risorgimento




Per tradizione, la storia del Risorgimento è sempre stata declinata al maschile.

 Ma il ruolo delle donne durante quegli anni delicati ebbe una notevole importanza.



Fino al 1946 le donne non avevano il diritto di voto, quindi di esprimere le proprie idee politiche e sociali, perché ritenute  naturalmente “ inadatte “.

Nell’ottocento la donna era subordinata al capo famiglia, marito o padre; la donna, infatti, non poteva amministrare il patrimonio o la sua dote, non poteva vendere o comprare case o terreni. La donna aveva diverse aree di contatto con la comunità sociale, verso la quali poteva esercitare un’ influenza, oppure esserne condizionata,  ma attraverso i suoi famigliari, o amici.
Eppure, parlando di Risorgimento a più  di centocinquanta  dell’Unità d’Italia non si può prescindere dal sottolineare che anche le donne ebbero un ruolo rilevante nel processo di costruzione dello Stato nazionale italiano.
Nel primo Ottocento le donne furono presenti in una prodigiosa varietà di atteggiamenti e di scelte coraggiose e innovatrici, tanto da segnare una decisa maturazione culturale e spirituale, che attesta una partecipazione piena alla dimensione civile del vivere.
Molte furono le figure femminili che lavorarono, negli anni turbolenti e creativi del Risorgimento, per il raggiungimento dell’indipendenza italiana, a fianco dei più noti personaggi della storia nazionale, e dando
così un contributo rilevante ed originale al Risorgimento, come, dopo anni, avvenne nel periodo della Resistenza. Furono molte le giovani donne che accorsero al richiamo dell’idea di patria e della forma partecipativa all’organizzazione sociale ed istituzionale, che si andava immaginando, in cui desideravano di avere un loro ruolo ed aspiravano a vedere accolte le proprie istanze di emancipazione e di protagonismo.
Le donne, infatti, nonostante la poca o nulla visibilità pubblica, non solo ebbero un ruolo rilevante, ma furono numerose, di diverse estrazioni sociali e si dimostrarono volitive, tenaci, con loro idee e con una loro progettualità, impegnate direttamente nelle cospirazioni e anche nelle lotte e nei combattimenti veri e propri. In genere, queste protagoniste femminili, con funzioni di organizzatrici o di infermiere, passando poi dopo l’Unificazione, a ruoli d’impegno sociale a beneficio dell’infanzia, al riscatto sociale delle classi disagiate, all’organizzazione e alla promozione dell’educazione. Tuttavia, ancora oggi, gli studi sul Risorgimento – certamente non numerosi -  stentano a riconoscere l’importanza reale del loro operato. Ma basta pensare ai salotti intellettuali e all’opera concreta di diffusione delle idee risorgimentali, accoglienza degli esuli, infermeria, fondazione di scuole e istituti professionali, asili per gli orfani, studio di problemi sociali e del lavoro, a cui presero parte .

Donne patriote  in una società come quella ottocentesca che affidava alla donna sostanzialmente i ruoli di moglie e di madre e che invece si misurò con personalità del calibro di  Anita Ribeiro Garibaldi, Cristina Trivulzio di Belgiojoso, Antonietta De Pace, Olimpia Rossi Savio, Tonina Masanello in Mariniello, Maria Clotilde di Savoia, Costanza D’Azeglio, Anna Maria Mozzoni, Giulia Calame, Enrichetta di Lorenzo, Antonietta de Pace, Colomba Antonietti  Porzi, Nina Schiaffino Giustiniani, Clara Maffei, Teresa Casati Confalonieri, Teresa Agazzini, Amalia Cobianchi, Camilla Fé, Maria Gambarana Frecavalli, , Bianca De Simoni Rebizzo, Clelia Piermarini, Bianca Milesi, Giuditta Sidoli, Giulia di Barolo, Ernesta Bisi, Jessie White Mario, Margaret Fuller Ossoli, , Elena Casati Sacchi, Luisa Solera Mantegazza, Emilia Peruzzi, , Giuditta Tavagni Arquati, Teresa Durazzo Doria,  esse consegnano alla storia e al futuro dell’Italia un patrimonio di valori morali e civili che accompagnerà il faticoso percorso dell’Unità. Sono solo alcuni dei tanti nomi di donne italiane che collaborarono accanto agli uomini del Risorgimento, determinate a costruire un paese in cui riconoscersi e trovare espressione. Personalità diverse le une dalle altre, coraggiose al pari degli uomini, devote ai loro mariti e figli ma soprattutto all'ideale.


Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva ( Anita Garibaldi)
Anita morente trasportata da Garibaldi e dal capitano G. B. Coliolo, detto Leggero


Donne che si vestivano da uomo per partecipare all’impresa dei Mille, scendevano in piazza durante le Cinque giornate di Milano, aprivano le porte dei loro salotti per accogliere i pensatori e permettere ai patrioti di organizzare piani di liberazione. E rischiavano la vita passando il confine per portare in mezzo alle loro vaporose capigliature messaggi cifrati.
Proprio la categoria delle “compagne” e delle “mogli” offre una importante galleria di volti di donne animate da coraggio, profonde idealità e sentimenti sinceri verso i “compagni combattenti”. A dominarla è sicuramente la figura di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva. Per tutti: Anita Garibaldi. Dal suo Brasile partì per seguire le gesta del generale nizzardo. Morì nelle valli di Comacchio nel 1849, spossata dalla fatica della fuga dalla macerie della Repubblica romana.


Cristina Trivulzio di Belgiojoso


Cristina Trivulzio di Belgiojoso, una donna che, nonostante le origini nobili e pur provenendo da una famiglia molto ricca, scelse per sé la strada dell’impegno patriottico e dell’opposizione al dominio straniero, dovendo più volte optare per la fuga e l’esilio per non essere incarcerata.  Una figura di spicco, . Nata a Milano nel 1808 in una famiglia dell’alta aristocrazia, dimostrò fin dall’infanzia una pura passione politica. Ebbe una vita familiare travagliata e comportamenti per il tempo ritenuti spregiudicati e scandalosi: sposata, lasciò il marito ed ebbe una figlia da un nuovo compagno, fu in contatto con la Carboneria e in seguito fuggì in Francia, intrattenne relazioni prestigiose nel famoso salotto parigino, divenne giornalista. Tornata in Italia nel 1840 si stabilì a Trivulzio. Lì, colpita dalle condizioni di miseria dei contadini, si dedicò ai problemi sociali, con uno spirito da vera riformista, seguendo le teorie utopistiche di Saint-Simon e Fourier. Qui aprì asili e scuole per figli e figlie del popolo. Nel 1848-49 fu in prima linea partecipando ad alcuni episodi salienti: raggiunse Milano guidando la "Divisione Belgioioso", 200 volontari da lei reclutati e trasportati in piroscafo da Roma a Genova e da lì a Milano. A Roma nei mesi della Repubblica guidata da Mazzini, lavorò negli ospedali durante l'assedio della città, creando le "infermiere" laiche e chiamando a questo compito nobili, borghesi e prostitute. Alla caduta della Repubblica (luglio 1849), dopo essersi battuta per salvare feriti e prigionieri, fuggì a Malta, ad Atene e infine a Costantinopoli. 
A un’attiva partecipazione si accompagnò sempre la passione per la scrittura, che si tradusse in una vasta produzione giornalistica e saggistica. Questa fu sicuramente l’attività che coltivò con maggiore interesse e convinzione, intervenendo nei momenti decisivi della storia nazionale. Della presente condizione delle donne e del loro avvenire, un saggio pubblicato nel 1866 in “Nuova Antologia”, è un’analisi lucida e chiara del problema del diritto di voto femminile, negato dal recente codice Pisanelli, che esprime un parere ragionato e avanza proposte concrete, ma soprattutto lascia trasparire amarezza e delusione per gli esiti moderati del Risorgimento e l'esitazione nei confronti delle donne
.


Anna Maria Mozzoni


Anna Maria Mozzoni, nata a Rescaldina nel 1837 fu una pioniera di spicco del femminismo italianoLa donna e i suoi rapporti sociali, pubblicato nel 1864, è un’appassionata invocazione all’ingresso delle donne nelle strutture sociali. Leggere oggi le sue parole stupisce per la modernità di un programma concreto e articolato di riforme.

"La donna deve dunque protestare contro la sua attuale condizione, invocare una riforma, e chiedere:
I. Che le sia impartita un'istruzione nazionale con larghi programmi.
II. Che sia parificata agli altri cittadini nella maggiorità.
III. Che le sia concesso il diritto elettorale, e sia almeno elettorale, se non eleggibile.
IV. Che l'equilibrio sia ristabilito fra i coniugi.
V. Che la separazione dei beni del matrimonio sia diritto comune.
VI. Che l'adulterio ed il concubinato soggiacciano alle stesse prove legali ed alle stesse conseguenze.
VII. Che il marito non possa rappresentare la moglie in nessun atto legale, senza suo esplicito mandato.
VIII. Che siano soppressi i rapporti d'obbedienza e di protezione, siccome ingiusta l'una, illusoria l'altra.
IX. Che nel caso che la moglie non voglia seguire il marito, ella possa sottoporre le sue ragioni ad un consiglio di famiglia composto d'ambo i sessi.
X. Che il marito non possa alienare le proprie sostanze sia a tìtolo oneroso, sia gratuito, né obbligarle in nessun modo, senza consenso della moglie, e reciprocamente - Dacché il coniuge sciupatore dev'essere mantenuto dall'altro, è ben giusto che la controlleria sia reciproca.
XI. Che la madre sia contatrice, secondo lo vuole diritto naturale.
XII. Che il padre morendo elegga egli stesso un contutore, e la madre a sua volta elegga una contutrice ai suoi figli.
XIII. Che sia ammessa la ricerca della paternità, e soggiaccia alle prove legali, alle quali soggiace l'adulterio.
XIV. Che si faccia più severa la legge sulla seduzione, e protegga la donna fino ai venticinque anni.
XV. Che sia la donna ammessa alla tutela ed al consiglio di famiglia.
XVI. Che abbia la tutrice gli stessi diritti del tutore; e, dove v'abbia discordia, giudichi in prima istanza il consiglio di famiglia, quindi il tribunale pupillare.

XVII. Che siano aperte alla donna le professioni e gl'impieghi.
XVIII. Che possa la donna acquistare diritti di cittadinanza altrimenti che col matrimonio.
[...]
Ho già detto, ch'io credo dovere la donna apporre il suggello del suo genio sopra tutte le umane istituzioni, che fin qui non si possono che abusivamente chiamar tali, opera quali sono di una casta appartenente alla metà dell'uman genere; e non potrassi mai pensare altrimenti, finché la specie nostra, come tutte le altre, sarà composta di due termini.
[...]
Se le nazioni vogliono camminare alla libertà, è d'uopo, che non si trattengano in seno, terribile ingombro e potente avversario, un elemento impersuaso e malcontento così numeroso, qual è il femminile".

Eleonora Fonseca Pimentel


Impossibile non citare, infine, l’esempio e la figura di Eleonora Fonseca Pimentel. Intellettuale di fama, la Pimentel divenne amica e consigliera della regina Maria Carolina di Napoli. Quando il vento della Rivoluzione francese iniziò a soffiare sulla penisola, la regina si sentì tradita da coloro che passarono nel partito della repubblica. Eleonora Fonseca Pimentel fu tra costoro. Caduta la Repubblica napoletana, nel 1799, fu arrestata, processata e uccisa.

Per concludere questa carrellata di donne coraggiose, temerarie, vorrei ricordare, le vivandiere figure di donne   umili e dimenticate protagoniste del Risorgimento. Le vivandiere erano delle inservienti militarizzate che, all’epoca, svolgevano funzioni di  lavanderia, vettovagliamento e rivendita di generi di conforto nell’ambito dei reparti militari. Fu proprio a partire dalle guerre napoleoniche che la loro funzione ancillare si contrasse e favore di quella che divenne nel tempo, sempre più, la loro più qualificante e prestigiosa attività: quella di infermiera o, meglio, di aiutante di sanità. Erano le vivandiere, infatti, assieme ai musicanti, in funzione di portaferiti, il personale che prestava servizio, durante le guerre d’indipendenza, nelle ambulanze (infermerie da campo).
Molte rimasero ferite od uccise ed un gran numero di loro venne decorato per il coraggio ed il senso del dovere profuso nell’andarsi a prendere i feriti, con le loro carrette, fin sulla linea del fuoco. Fu proprio a Solferino, nel 1859, che venne concepita quell’idea che avrebbe portato, cinque anni dopo, alla nascita della Croce Rossa.