mercoledì 7 dicembre 2016

Immacolata Concezione



Cielo, stelle, terra, fiumi, giorno, notte e tutte le creature che sono sottoposte al potere dell’uomo o disposte per la sua utilità si rallegrano, o Signora, di essere stati per mezzo tuo in certo modo risuscitati allo splendore che avevano perduto, e di avere ricevuto una grazia nuova inesprimibile. Erano tutte come morte le cose, poiché avevano perduto la dignità originale alla quale erano state destinate. Loro fine era di servire al dominio o alle necessità delle creature cui spetta di elevare la lode a Dio. Erano schiacciate dall’oppressione e avevano perso vivezza per l’abuso di coloro che s’erano fatti servi degli idoli. Ma agli idoli non erano destinate. Ora invece, quasi risuscitate, si rallegrano di essere rette dal dominio e abbellite dall’uso degli uomini che lodano Dio.
Hanno esultato come di una nuova e inestimabile grazia sentendo che Dio stesso, lo stesso loro Creatore, non solo invisibilmente le regge dall’alto, ma anche, presente visibilmente tra di loro, le santifica servendosi di esse. Questi beni così grandi sono venuti dal frutto benedetto del grembo benedetto di Maria benedetta.
Per la pienezza della tua grazia anche le creature che erano negl’inferi si rallegrano nella gioia di essere liberate, e quelle che sono sulla terra gioiscono di essere rinnovate. Invero per il medesimo glorioso figlio della tua gloriosa verginità esultano, liberati dalla loro prigionia, tutti i giusti che sono morti prima della sua morte vivificatrice, e gli angeli si rallegrano, perché è rifatta nuova la loro città diroccata.
O donna piena e sovrabbondante di grazia, ogni creatura rinverdisce, inondata dal traboccare della tua pienezza. O vergine benedetta e più che benedetta, per la cui benedizione ogni creatura è benedetta dal suo Creatore, e il Creatore è benedetto da ogni creatura.
A Maria Dio diede il Figlio suo unico che aveva generato dal suo seno uguale a se stesso e che amava come se stesso, e da Maria plasmò il Figlio, non un altro, ma il medesimo, in modo che secondo la natura fosse l’unico e medesimo figlio comune di Dio e di Maria. Dio creò ogni creatura, e Maria generò Dio: Dio, che aveva creato ogni cosa, si fece lui stesso creatura di Maria, e ha ricreato così tutto quello che aveva creato. E mentre aveva potuto creare tutte le cose dal nulla, dopo la loro rovina non volle restaurarle senza Maria. Dio dunque è il padre delle cose create, Maria la madre delle cose ricreate. Dio è padre della fondazione del mondo, Maria la madre della sua riparazione, poiché Dio ha generato colui per mezzo del quale tutto è stato fatto, e Maria ha partorito colui per opera del quale tutte le cose sono state salvate. Dio ha generato colui senza del quale niente assolutamente è, e Maria ha partorito colui senza del quale niente è bene.

Davvero con te è il Signore che volle che tutte le creature, e lui stesso insieme, dovessero tanto a te.


Dai «Discorsi» di sant’Anselmo, vescovo (Disc. 52; PL 158, 955-956)

martedì 6 dicembre 2016

La Piccola Speranza di Péguy



Composto in uno dei momenti più bui della vita di Charles Péguy, è un luminoso poema e la testimonianza del cammino spirituale dell'autore che si sta aprendo alla maturità della fede.
La fede che più amo, dice Dio, è la speranza.
La fede, no, non mi sorprende.
La fede non è sorprendente.
Io risplendo talmente nella mia creazione.
Nel sole e nella luna e nelle stelle.
In tutte le mie creature.
Negli astri del firmamento e nei pesci del mare.
Nell'universo delle mie creature.
Sulla faccia della terra e sulla faccia delle acque.
Nei movimenti degli astri che sono nel cielo.
Nel vento che soffia sul mare e nel vento che soffia nella valle.
Nella calma valle.
Nella quieta valle.
Nelle piante e nelle bestie e nelle bestie delle foreste.
E nell'uomo.
Mia creatura.
Nei popoli e negli uomini e nei re e nei popoli.
Nell'uomo e nella donna sua compagna.
E soprattutto nei bambini.
Mie creature.
Nello sguardo e nella voce dei bambini. Perché i bambini sono più creature mie.
Che gli uomini.
Non sono ancora stati disfatti dalla vita.
Della terra.
E fra tutti sono i miei servitori.
Prima di tutti.
E la voce dei bambini è più pura della voce del vento nella calma della valle.
Nella quieta valle.
E lo sguardo dei bambini è più puro dell'azzurro del cielo, del bianco latteo del cielo, e di un raggio di stella nella calma notte.
Ora io risplendo talmente nella mia creazione.
Sulla faccia delle montagne e sulla faccia della pianura.
Nel pane e nel vino e nell'uomo che ara e nell'uomo che semina e nella mietitura e nella vendemmia.
Nella luce e nelle tenebre.
E nel cuore dell'uomo, che è ciò che di più profondo v'è nel mondo.
Creato.
Così profondo da esser impenetrabile a ogni sguardo.
Tranne che al mio sguardo.
Nella tempesta che scuote le onde e nella tempesta che scuote le foglie.
Degli alberi della foresta.
E al contrario nella quiete d'una bella serata.
Nelle sabbie del mare e nelle stelle che son sabbia nel cielo.
Nella pietra della soglia e nella pietra del focolare e nella pietra dell'altare.
Nella preghiera e nei sacramenti.
Nelle case degli uomini e nella chiesa che è la mia casa sulla terra.
Nell'aquila mia creatura che vola sui picchi.
L'aquila reale che ha almeno due metri d'apertura d'ali e fors'anche tre.
E nella formica mia creatura che striscia e che ammassa miseramente.
Nella terra.
Nella formica mio servitore.
E fin nel serpente.
Nella formica mia serva, mia infima serva, che ammassa a fatica, la parsimoniosa.
Che lavora come una disgraziata e non conosce sosta e non conosce riposo.
Se non la morte e il lungo sonno invernale.
(...)
Io risplendo talmente in tutta la mia creazione.
Nell'infima, nella mia creatura infima, nella mia serva infima, nella formica infima.
Che tesaurizza miseramente, come l'uomo.
Come l'uomo infimo.
E che scava gallerie nella terra.
Nel sottosuolo della terra.
Per ammassarvi meschinamente dei tesori.
Temporali.
Poveramente.
E fin nel serpente.
Che ha ingannato la donna e che perciò striscia sul ventre.
E che è mia creatura e che è mio servitore.
il serpente che ha ingannato la donna.
Mia serva.
Che ha ingannato l'uomo mio servitore.
Io risplendo talmente nella mia creazione.
In tutto ciò che accade agli uomini e ai popoli, e ai poveri.
E anche ai ricchi.
Che non vogliono esser mie creature.
E che si mettono al riparo.
Per non esser miei servitori.
In tutto ciò che l’uomo fa e disfa in male e in bene.
(E io passo sopra a tutto, perché sono il signore, e faccio ciò che lui ha disfatto e disfo quello che lui ha fatto).
E fin nella tentazione del peccato.
Stesso.
E in tutto ciò che è accaduto a mio figlio.
A causa dell'uomo.
Mia creatura.
Che io avevo creato.
Nell'incorporazione, nella nascita e nella vita e nella morte di mio figlio.
E nel santo sacrificio della messa.
In ogni nascita e in ogni vita.
E in ogni morte.
E nella vita eterna che non avrà mai fine.
Che vincerà ogni morte.
Io risplendo talmente nella mia creazione.
Che per non vedermi realmente queste povere persone dovrebbero esser cieche.
La carità, dice Dio, non mi sorprende.
La carità, no, non è sorprendente.
Queste povere creature son così infelici che, a meno di aver un cuore di pietra, come potrebbero non aver carità le une per le altre.
Come potrebbero non aver carità per i loro fratelli.
Come potrebbero non togliersi il pane di bocca, il pane di ogni giorno, per darlo a dei bambini infelici che passano.
E da loro mio figlio ha avuto una tale carità.
Mio figlio loro fratello.
Una così grande carità.
Ma la speranza, dice Dio, la speranza, sì, che mi sorprende.
Me stesso.
Questo sì che è sorprendente.
Che questi poveri figli vedano come vanno le cose e credano che domani andrà meglio.
Che vedano come vanno le cose oggi e credano che andrà meglio domattina.
Questo sì che è sorprendente ed è certo la più grande meraviglia della nostra grazia.
Ed io stesso ne son sorpreso.
E dev'esser perché la mia grazia possiede davvero una forza incredibile.
E perché sgorga da una sorgente e come un fiume inesauribile
Da quella prima volta che sgorgò e da sempre che sgorga.
Nella mia creazione naturale e soprannaturale.
Nella mia creazione spirituale e carnale e ancora spirituale.
Nella mia creazione eterna e temporale e ancora eterna.
Mortale e immortale.
E quella volta, oh quella volta, da quella volta che sgorgò, come un fiume di sangue, dal fianco trafitto di mio figlio.
Quale non dev'esser la mia grazia e la forza della mia grazia perché questa piccola speranza, vacillante al soffio del peccato, tremante a tutti i venti, ansiosa al minimo soffio,
sia così invariabile, resti così fedele, così eretta, così pura; e invincibile, e immortale, e impossibile da spegnere; come questa fiammella del santuario.
Che brucia in eterno nella lampada fedele.
Una fiamma tremolante ha attraversato la profondità dei mondi.
Una fiamma vacillante ha attraversato la profondità delle notti.
Da quella prima volta che la mia grazia è sgorgata per la creazione del mondo.
Da sempre che la mia grazia sgorga per la conservazione del mondo.
Da quella volta che il sangue di mio figlio è sgorgato per la salvezza del mondo.
Una fiamma che non è raggiungibile, una fiamma che non è estinguibile dal soffio della morte.
Ciò che mi sorprende, dice Dio, è la speranza.
E non so darmene ragione.
Questa piccola speranza che sembra una cosina da nulla.
Questa speranza bambina.
Immortale.
Perché le mie tre virtù, dice Dio.
Le tre virtù mie creature.
Mie figlie mie fanciulle.
Sono anche loro come le altre mie creature.
Della razza degli uomini.
La Fede è una Sposa fedele.
La Carità è una Madre.
Una madre ardente, ricca di cuore.
O una sorella maggiore che è come una madre.
La Speranza è una bambina insignificante.
Che è venuta al mondo il giorno di Natale dell'anno scorso.
Che gioca ancora con il babbo Gennaio.
Con i suoi piccoli abeti in legno di Germania coperti di brina dipinta.
E con il suo bue e il suo asino in legno di Germania. Dipinti.
E con la sua mangiatoia piena di paglia che le bestie non mangiano.
Perché sono di legno.
Ma è proprio questa bambina che attraverserà i mondi.
Questa bambina insignificante.
Lei sola, portando gli altri, che attraverserà i mondi passati.
Come la stella ha guidato i tre re dal più remoto Oriente.
Verso la culla di mio figlio.
Così una fiamma tremante.
Lei sola guiderà le Virtù e i Mondi.
Una fiamma squarcerà delle tenebre eterne.
(...)
Si dimentica troppo, bambina mia, che la speranza è una virtù, che è una virtù teologale, e che di tutte le virtù, e delle tre virtù teologali, è forse quella più gradita a Dio.
Che è certamente la più difficile, che è forse l'unica difficile, e che probabilmente è la più gradita a Dio.
La fede va da sé. La fede cammina da sola. Per credere basta solo lasciarsi andare, basta solo guardare. Per non credere bisognerebbe violentarsi, torturarsi, tormentarsi, contrariarsi. Irrigidirsi. Prendersi a rovescio, mettersi a rovescio, andare all'inverso. La fede è tutta naturale, tutta sciolta, tutta semplice, tutta quieta. Se ne viene pacifica. E se ne va tranquilla. È una brava donna che si conosce, una brava vecchia, una brava vecchia parrocchiana, una brava donna della parrocchia, una vecchia nonna, una brava parrocchiana. Ci racconta le storie del tempo antico, che sono accadute nel tempo antico. Per non credere, bambina mia, bisognerebbe tapparsi gli occhi e le orecchie. Per non vedere, per non credere.
La carità va purtroppo da sé. La carità cammina da sola. Per amare il proprio prossimo basta solo lasciarsi andare, basta solo guardare una tal miseria. Per non amare il proprio prossimo bisognerebbe violentarsi, torturarsi, tormentarsi, contrariarsi. Irrigidirsi. Farsi male. Snaturarsi, prendersi a rovescio, mettersi a rovescio. Andare all'inverso. La carità è tutta naturale, tutta fresca, tutta semplice, tutta quieta. È il primo movimento del cuore. E il primo movimento quello buono. La carità è una madre e una sorella.
Per non amare il proprio prossimo, bambina mia, bisognerebbe tapparsi gli occhi e le orecchie.
Dinanzi a tanto grido di miseria.
Ma la speranza non va da sé. La speranza non va da sola. Per sperare, bambina mia, bisogna esser molto felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia.
È la fede che è facile ed è non credere che sarebbe impossibile. È la carità che è facile ed è non amare che sarebbe impossibile. Ma è sperare che è difficile
(...)
E quel che è facile e istintivo è disperare ed è la grande tentazione.
La piccola speranza avanza fra le due sorelle maggiori e su di lei nessuno volge lo sguardo.
Sulla via della salvezza, sulla via carnale, sulla via accidentata della salvezza, sulla strada interminabile, sulla strada fra le sue due sorelle la piccola speranza.
Avanza.
Fra le due sorelle maggiori.
Quella che è sposata.
E quella che è madre.
E non si fa attenzione, il popolo cristiano non fa attenzione che alle due sorelle maggiori.
La prima e l'ultima.
Che badano alle cose più urgenti.
Al tempo presente.
All'attimo momentaneo che passa.
il popolo cristiano non vede che le due sorelle maggiori, non ha occhi che per le due sorelle maggiori.
Quella a destra e quella a sinistra.
E quasi non vede quella ch'è al centro.
La piccola, quella che va ancora a scuola.
E che cammina.
Persa fra le gonne delle sorelle.
E ama credere che sono le due grandi a portarsi dietro la piccola per mano.
Al centro.
Fra loro due.
Per farle fare questa strada accidentata della salvezza.
Ciechi che sono a non veder invece
Che è lei al centro a spinger le due sorelle maggiori.
E che senza di lei loro non sarebbero nulla.
Se non due donne avanti negli anni.
Due donne d'una certa età.
Sciupate dalla vita.
È lei, questa piccola, che spinge avanti ogni cosa.
Perché la Fede non vede se non ciò che è.
E lei, lei vede ciò che sarà.
La Carità non ama se non ciò che è.
E lei, lei ama ciò che sarà.
La Fede vede ciò che è.
Nel Tempo e nell'Eternità.
La Speranza vede ciò che sarà.
Nel tempo e per l'eternità.
Per così dire nel futuro della stessa eternità.
La Carità ama ciò che è.
Nel Tempo e nell'Eternità.
Dio e il prossimo.
Così come la Fede vede.
Dio e la creazione.
Ma la Speranza ama ciò che sarà.
Nel tempo e per l'eternità.
Per così dire nel futuro dell'eternità.
La Speranza vede quel che non è ancora e che sarà.
Ama quel che non è ancora e che sarà.
Nel futuro del tempo e dell'eternità.
Sul sentiero in salita, sabbioso, disagevole.
Sulla strada in salita.
Trascinata, aggrappata alle braccia delle due sorelle maggiori,
Che la tengono per mano,
La piccola speranza.
Avanza.
E in mezzo alle due sorelle maggiori sembra lasciarsi tirare.
Come una bambina che non abbia la forza di camminare.
E venga trascinata su questa strada contro la sua volontà.
Mentre è lei a far camminar le altre due.
E a trascinarle,
E a far camminare tutti quanti,
E a trascinarli.
Perché si lavora sempre solo per i bambini.
E le due grandi camminan solo per la piccola.
Charles Péguy
(da Il portico del mistero della seconda virtù)




sabato 3 dicembre 2016

La luna e le stelle



Leggenda cinese
Così sono nate le stelle


Il Signore dell'Eternità aveva creato il giorno e la notte. E la notte era così buia che nessuno osava avventurarsi in quel nero spaventoso.
Una volta un bimbo si svegliò prima dell'alba e cercò la madre annaspando con le manine.
Non sentì il corpo tenero accanto al suo e l'ansia e il dolore lo gettarono dal lettino.
Fece qualche passo, riuscì a trovare la porta di casa, uscì.
All'aperto, il buio era ancora più fitto.
Il Genio dell'aria, che vede la Terra anche quando è avvolta nelle tenebre, volle aiutare il piccolo e si recò dal Fuoco..
Un bimbo cerca la sua mamma e cammina nel buio. Accendi un lume affinché non si perda!
Il Fuoco si commosse e diede una lampada a ciascuno dei suoi molti figli.
Poi disse: Recatevi a passeggiare nel cielo.
I ragazzi ubbidirono felicissimi della novità.
Il piccolo bimbo della Terra vide così tanti lumicini sopra di sé: le stelle.
Qualche volta la moglie del Fuoco esce a sorvegliare i suoi figlioli con una grossa lampada ; la Luna.

mercoledì 30 novembre 2016




Avrete visto ieri sulla home page di Google, il doodle per il 184mo anniversario della nascita di Louisa May Alcott ,scrittrice americana autrice di Piccole Donne. Una grande donna che ha combattuto per l'abolizione della schiavitù e il diritto di voto per le donne. 



Louisa May Alcott, nata nel 29 novembre 1832 a Germantown, è una scrittrice statunintense figlia del filosofo Amos Bronson Alcott. Louisa era la seconda di quattro sorelle: Anna Bronson, Elizabeth Sewall e Abigail May.
Ricevette un'educazione privata da suo padre, da Ralph Waldo Emerson, da Nathaniel Hawthorne e da Margaret Fuller; lesse e ammirò la Dichiarazione dei Sentimenti, pubblicata dalla Seneca Falls Convention sui diritti delle donne. Da adulta divenne un'abolizionista e una femminista.
A causa delle condizioni economiche in cui gravava la famiglia, fu costretta a lavorare fin da giovane come insegnante occasionale, sarta, governante, aiutante e, in seguito,
scrittrice. Anche le sue sorelle supportarono la famiglia, lavorando come sarte e governanti. La scrittura divenne per lei un modo per sfogare il suo stress e la sua creatività, scrivendo libri usando a volte lo pseudomino di A. M. Barnard.
Nel 1858, la sorella minore Lizzie morì e la sorella maggiore Anna si sposò con John Pratt.
Nel 1879, pure la sorella più piccola, May, morì e Louisa prese a carico la nipote.
Negli ultimi anni, divenne una sostenitrice del suffragio universale esteso alle donne e fu la prima donna a iscriversi alla lista dei votanti a Concord in un'elezione scolastica.
Prima del suo celeberrimo romanzo “Piccole Donne”, scrisse diversi libri quali Fiabe di Fiori, Quadri tratti da un ospedale, Mutevoli Umori... Il successo letterario lo ricevette nel 1868 con la pubblicazione della prima parte di Piccole Donne(Meg, Jo, Beth ed Amy), un racconto semi-autobiografico nel quale descrisse gli episodi della sua infanzia con le sorelle a Orchard House (chiamata così per la presenza di alberi di mele) in Concord, quest'ultimo fu anche il luogo nel quale la scrittrice statunintese scrisse il romanzo. Seguirono altri romanzi : Piccole Donne Crescono, Piccoli Uomini, e, I Ragazzi di Jo.



Piccole Donne è un romanzo che tutte le ragazze in età adolescenziale hanno letto e riletto,  è stato fatto anche un film, che ho stravisto. Forse la storia di questo quattro ragazze mi ricordava la mia famiglia noi eravamo cinque sorelle. In famiglia ne parlavamo sempre nel giorno di Natale dove ci ritrovavamo tutte, e si rideva e scherzava, giocando  a chi ricordava più frasi celebri del romanzo:


“L'amore è un fiore che sboccia dovunque, compie i suoi dolci miracoli sfidando il gelo dell'autunno e la neve dell'inverno e torna a rifiorire, turgido e fragrante durante il corso dell'anno, rendendo felice chi lo dona e chi lo riceve”.

“Non desidero essere cattiva, ma voglio essere felice.”

“Vorrei che portassimo ferri da stiro sulla testa per impedirci di crescere. Ma disgraziatamente i boccioli diventano rose e i gattini gatti!”

“Natale non sarà Natale senza regali”, Che cosa tremenda essere poveri!”





Alcune immagini del film






martedì 29 novembre 2016

Dedicato ai genitori





Dedicato ai genitori che difendono i figli contro tutto e tutti, 
anche se hanno torto.

Un detenuto, prima di essere giustiziato, come ultimo desiderio ha chiesto una penna. Dopo diversi minuti di scrittura, ha voluto che la seguente lettera fosse inviata alla madre.
Ecco la sua lettera dedicata alla madre:

“Cara mamma, se mai fosse esistita realmente una giustizia, oggi non sarei giustiziato da solo, ma saremo in due. Sei la mia complice in tutto questo, anzi sei colpevole anche della vita che mi toglieranno. Ti ricordi quando ho rubato la bicicletta ad un ragazzino e l’ho portata a casa? Sei stata tu, che invece di sgridarmi, mi hai dato una mano a nasconderla per non farla vedere a papà.
E ancora, hai dimenticato quando ho rubato i soldi da quel portafogli? Anche lì sei stata mia complice, quei soldi li abbiamo spesi insieme. Ti ricordi quando, dopo aver litigato con mio padre, lui poi se n’è andato? Avevo copiato all’esame, avevano scoperto il mio imbroglio e avevano deciso di espellermi. Lui voleva che studiassi e credeva in me.
Invece di dargli ragione e punirmi, hai deciso di andare contro la sua rabbia, contro gli insegnanti e per questo mi hai privato della possibilità di imparare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, mi hai indirizzato in un mondo di delinquenza.
Mamma non posso odiarti per questo, sei pur sempre mia madre. Io ero un bimbo vivace, crescendo sono diventato problematico e sono diventato quello che sono oggi: un uomo aggressivo ed intollerante.
Ero piccolo e non capivo la differenza tra giusto e sbagliato, avevo bisogno di qualcuno che mia indicasse la via, non di qualcuno che mi desse un premio anche quando sbagliavo. Ma ti perdono! Il mio desiderio è quello che tu faccia leggere questa lettera a tantissimi genitori, affinché nessuno ripeta questo errore. Perché i genitori, con la loro educazione, sono responsabili di chi saranno i figli, nel bene e nel male.
ti ringrazio per avermi donato la vita ma anche per avermi aiutato a perderla.
Il tuo figlio delinquente.”

Non dimenticare mai:


Chi si rifiuta di punire il figlio, non lo ama. Chi lo ama non esita a sgridarlo. (proverbi 13: 24)
L’ istruzione è l’arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo (Nelson Mandela)
Istruzione e rimprovero comincia nei primi anni dell’infanzia e durano fino a l’ultimo giorno di vita (Pitagora)
Educa i bambini, e non sarà necessario punire gli adulti (Pitagora)
Questa è una lettera che dovrebbero leggere tutti i genitori che giustificano i propri figli per ogni azione.

domenica 27 novembre 2016

Andiamo incontro al Signore che viene.





Salmo 121

Quale gioia, quando mi dissero:
“Andremo alla casa del Signore!”.

Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte Gerusalemme!

Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d'Israele,
per lodare il nome del Signore.

Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.

Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;

sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi.

Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: “Su te sia pace!”.

Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.






sabato 26 novembre 2016

Alba

L’alba di un nuovo giorno


Stamane alle 7


Stamane alle 7 dalla finestra di casa mia



La mia  “alba” vintage.

foto scattata a Fano, avevo 21 anni




Buona lieta giornata a tutti !!!

giovedì 24 novembre 2016

Il Natale che vorrei.



Il Natale che vorrei..

Il Natale che vorrei  oggi, è diverso da ciò che è stato nei miei sogni  infantili.
 Luci colorate,  scatole  con nastri colorati, l’ abete addobbato con luci intermittenti, sottofondo musicale , Stille Nacht (notte silente), presepe  con effetti di luce nella capanna, angeli,  greggi con i pastori… La stella.
E neanche quello che parla di bontà, fra i solchi dei rancori, che attende questo giorno per tendere la mano, e il giorno successivo ritirarla. Non vorrei più il Natale di circostanza, quello del sorriso stirato come la camicia della festa, o dell’augurio virtuale associato alla lista dei contatti.
Il Natale di oggi, vorrei fosse di quelle persone che nessuno vuole, che  i ben pensanti credono siano  un peso per la nostra società,  vorrei che si sentissero almeno accettati, che non sia lesa la loro dignità.
Vorrei un Natale dove ognuno ci mettesse del suo a rispettare la terra in cui viviamo, che ci è stata data in prestito, affinché ce ne prendessimo cura.
Un Natale dove i bambini non venissero sfruttati, le donne non uccise e gli anziani non maltrattati e lasciati a morire in solitudine. Un Natale dove le persone che soffrono negli Ospedali, negli  Hospice, trovino conforto e accompagnamento verso il “dopo” qualunque sia la loro religione.


Un Natale che si legga non nelle parole, ma nelle azioni, di chi lavora e cresce con saggezza, e fa della sua vita una dimora dove Cristo  sceglie di nascere ogni giorno.



mercoledì 23 novembre 2016




“Appartenere a qualcuno significa entrare con la propria idea nell'idea
 di lui o di lei e farne un sospiro di felicità.”

Alda Merini

martedì 22 novembre 2016

Dedicato a...

Mamma
Nessuna parola è più bella, la prima che s’impara e che si ama. Oggi sarebbe stato il tuo compleanno, io alzo gli occhi al cielo, ti arriverà il mio pensiero d’amore per te.
Cara mamma Dio ti ha tra le braccia, ed io nel cuore




domenica 20 novembre 2016

OGGI CRISTO RE DELL’UNIVERSO



Quas Primas,

è un'enciclica di papa Pio XI, promulgata l'11 dicembre 1925, sul tema della Regalità di Cristo. 
Con questa enciclica il Pontefice istituì la Solennità di Cristo Re.

Introduzione

Nella prima Enciclica che, asceso al Pontificato, dirigemmo a tutti i Vescovi dell'Orbe cattolico — mentre indagavamo le cause precipue di quelle calamità da cui vedevamo oppresso e angustiato il genere umano — ricordiamo d'aver chiaramente espresso non solo che tanta colluvie di mali imperversava nel mondo perché la maggior parte degli uomini avevano allontanato Gesù Cristo e la sua santa legge dalla pratica della loro vita, dalla famiglia e dalla società, ma altresì che mai poteva esservi speranza di pace duratura fra i popoli, finché gli individui e le nazioni avessero negato e da loro rigettato l'impero di Cristo Salvatore.
Pertanto, come ammonimmo che era necessario ricercare la pace di Cristo nel Regno di Cristo, così annunziammo che avremmo fatto a questo fine quanto Ci era possibile; nel Regno di Cristo — diciamo — poiché Ci sembrava che non si possa più efficacemente tendere al ripristino e al rafforzamento della pace, che mediante la restaurazione del Regno di Nostro Signore.[…]

I vantaggi della festa di Cristo Re

Giunti al termine di questa Nostra lettera Ci piace, o Venerabili Fratelli, spiegare brevemente quali vantaggi in bene sia della Chiesa e della società civile, sia dei singoli fedeli, Ci ripromettiamo da questo pubblico culto verso Cristo Re.
Col tributare questi onori alla dignità regia di nostro Signore, si richiamerà necessariamente al pensiero di tutti che la Chiesa, essendo stata stabilita da Cristo come società perfetta, richiede per proprio diritto, a cui non può rinunziare, piena libertà e indipendenza dal potere civile, e che essa, nell’esercizio del suo divino ministero di insegnare, reggere e condurre alla felicità eterna tutti coloro che appartengono al Regno di Cristo, non può dipendere dall’altrui arbitrio.[…]

Dato a Roma, presso S. Pietro, il giorno 11 Dicembre dell’Anno Santo, quarto del Nostro Pontificato.
PIUS  PP. XI

L'appellativo di "Cristo Re" ha origine da alcuni passi biblici, a volte anche in altre forme diverse come: "Cristo, re di Israele", "Re dei re", "Re della Terra", "Re delle nazioni" ecc.

Nel Nuovo Testamento  Gesù viene detto  Re dei Giudei ,  Re d'Israele, Re dei re  per un totale di 35 volte, soprattutto nei racconti della passione e Figlio di Davide.


Salmo 121.

Quale gioia quando mi dissero:/
"Andremo alla casa del Signore!"




giovedì 17 novembre 2016




Catechismo e famiglie






Ieri sera, noi catechisti, abbiamo avuto una riunione di verifica con il parroco. E’ demoralizzante dover constatare  che i genitori, parcheggiano i ragazzini in parrocchia,non si interessano per niente del percorso che striamo facendo con i loro figli, a loro importa sapere per tempo,(diciamo molto tempo prima), la data in cui riceveranno i Sacramenti Comunione e Confermazione, per prenotare dove faranno il pranzo.
Una testimonianza assai singolare per essere genitori responsabili. Alla santa messa domenicale, li accompagnano sulla porta della chiesa e vengono a prenderli alla fine. Quindi non lamentiamoci se poi i valori della vita non sanno neppure cosa sono. Il rispetto, l’esempio, la coerenza, la tolleranza…



  Racconto una storiella
Sui muri e sul giornale della città comparve uno strano annuncio funebre: «Con profondo dolore annunciamo la morte della parrocchia di Santa Eufrosia. I funerali avranno luogo domenica alle ore 11».
La domenica, naturalmente, la chiesa era di Santa Eufrosia era affollata come non mai. Non c'era più un solo posto libero, neanche in piedi. Davanti all'altare c'era il catafalco con una bara di legno scuro. Il parroco pronunciò un semplice discorso: «Non credo che la nostra parrocchia possa rianimarsi e risorgere, ma dal momento che siamo quasi tutti qui voglio fare un estremo tentativo. Vorrei che passaste tutti qui davanti alla bara, a dare un'ultima occhiata alla defunta. Sfilerete in fila indiana, uno alla volta e dopo aver guardato il cadavere uscirete dalla porta della sacrestia. Dopo, chi vorrà potrà rientrare dal portone per la Messa».
Il parroco aprì la cassa. Tutti si chiedevano: «Chi ci sarà mai dentro? Chi è veramente morto?». Cominciarono a sfilare lentamente. Ognuno si affacciava alla bara e guardava dentro, poi usciva dalla chiesa. Uscivano silenziosi, un po' confusi. Perché tutti coloro che volevano vedere il cadavere della parrocchia di Santa Eufrosia e guardavano nella bara, vedevano, in uno specchio appoggiato sul fondo della cassa, il proprio volto.




Buona giornata a tutti!