lunedì 26 settembre 2016

Un fine settimana speciale

Fine settimana laborioso, stimolante, e…molto impegnativo.
Festa santi compatroni, mandato ai collaboratori parrocchiali e celebrazioni anniversario matrimonio.

Un po’ di immagini a ricordo.

La mia chiesa - Sacra Famiglia












Un abbraccio è ciò che mi ci vuole ora!

mercoledì 21 settembre 2016




Stasera si sta scatenando un gran temporale, forse  l’estate è davvero finita?

Buonanotte a tutti!

martedì 20 settembre 2016

La sete di Gesù



Jean Vanier, Gesù, il dono dell'amore


La sete di Gesù
è una sete d'amore per le persone
prese così come sono,
con le loro povertà e le loro ferite,
con le loro maschere e i loro meccanismi di difesa
e anche con tutta la loro bellezza.
La sua sete è che ognuno di noi
- "grande" o "piccolo" non importa -
possa vivere pienamente
ed essere ricolmo di gioia.
La sua sete è rompere le catene
che ci chiudono nella colpevolezza e nell'egoismo,
impedendoci di avanzare
e di crescere nella libertà interiore.
La sua sete è liberare
le energie più profonde nascoste in noi
perché possiamo diventare uomini e donne di compassione,
artigiani di pace
come lui,
senza fuggire la sofferenza e i conflitti
del nostro mondo spezzato,
ma prendendovi il nostro posto
e creando comunità e luoghi d'amore,
così da portare una speranza a questa terra.




domenica 18 settembre 2016

Una giornata bella




Ieri abbiamo trascorso una giornata a Chieri ospiti dei fratelli domenicani, e presenti, le fraternite del Piemonte, per la gioia di stare insieme, pregare e fare festa. La chiesa di san Domenico con annesso il convento è molto bella. E’ una chiesa austera e solenne.


 Secondo una tradizione, sarebbe stato san Domenico in persona a fondare il convento domenicano di Chieri, passando in città nel 1220. 
Il primo insediamento avvenne a ridosso della prima cerchia di mura. È possibile che i religiosi ricevessero l’incarico di officiare la chiesa di Santa Maria del Portone, cui apparterrebbero gli archi tornati alla luce nel 1651, quando si ristrutturò il convento. L’ipotesi non è confermata, ma appare verosimile.
Non si conosce la data di costruzione della chiesa attuale: essa, comunque, iniziò verso il 1326, anche se fu consacrata solo nel 1388. Secondo il canone tipico degli Ordini mendicanti era a croce latina, con tre navate: solo nel XV secolo si incorporarono le adiacenti cappelle laterali, occupando lo spazio tra i contrafforti che consolidavano la muratura. Il campanile, che con i suoi 52 m è il più alto della città, venne iniziato contemporaneamente alla chiesa, ed era sicuramente ultimato nel 1381, anno in cui il Comune elargì una somma per acquistare le campane.
Nell’arco della sua lunga storia la chiesa ebbe a subire numerose trasformazioni: la prima nel ’400, con la costruzione delle cappelle laterali, poi tra il 1486 e il 1660 con la costruzione delle volte. Nel 1802, con la soppressione degli Ordini religiosi decretata dalla Rivoluzione francese, il convento venne trasformato in ricovero per anziani religiosi di ogni congregazione. Con la Restaurazione fu il primo convento domenicano a riaprire in Piemonte, ma nel 1855 i frati dovettero nuovamente andarsene, questa volta per la soppressione degli ordini imposta da Vittorio Emanuele II. L’edificio fu messo all’asta, acquistato dal Comune e, in sequenza, usato come collegio civico, come caserma e come riformatorio. Il ritorno definitivo dei frati avvenne nel 1871.

Alla chiesa (55×18 m) si accede varcando un maestoso portale racchiuso da una cornice in cotto. Iniziando dalla navata di destra, la prima cappella è quella del Crocifisso, che conserva il nome del grandioso Crocifisso attribuito a Martino da Casale, oggi collocato nella sala capitolare. Seguono la cappella della Madonna di Lourdes (in origine semplice corridoio da cui si accedeva al “cortile dei morti” all’interno del convento) e la cappella di San Domenico, dominato dalla tela del Morgari che raffigura il Sogno di San Domenico.

 Qualche scatto fotografico a ricordo…

La cappella










giovedì 15 settembre 2016




Come in uno specchio


Un giorno, all'imbrunire, un contadino si sedette sulla soglia della sua umile casa a godersi il fresco. Nei pressi si snodava una strada che portava al paese, ed un uomo passando vide il contadino e pensò: “Quest'uomo è certo un ozioso, non lavora e passa tutto il giorno seduto sulla soglia di casa...”.
Poco dopo, ecco apparire un altro viandante. Costui pensò: “Quest'uomo è un dongiovanni. Siede qui per poter guardare le ragazze che passano e magari infastidirle...”.
Infine, un forestiero diretto al villaggio disse tra sé: “Quest'uomo è certamente un gran lavoratore. Ha faticato tutto il giorno ed ora si gode il meritato riposo...”.
In realtà, noi non possiamo sapere granché sul contadino che sedeva sulla soglia di casa. Al contrario, possiamo dire molto sui tre uomini diretti al paese: il primo era un ozioso, il secondo un poco di buono, il terzo un gran lavoratore.

Tutto ciò che dici parla di te; soprattutto quando parli di qualche altro.

mercoledì 14 settembre 2016




E saprò accarezzare i nuovi fiori, perché tu m’insegnasti la tenerezza.

(Pablo Neruda)


martedì 13 settembre 2016

Primi giorni di scuola.



Poesia di Renzo Pezzani
La scuola

Chi mai l’ha costruita, un po’ appartata
all’altre case, come una chiesuola,
e poi che l’ebbe tutta intonacata
le ha scritto in fronte la parola «Scuola»?
E chi le ha messo al collo per monile
una campana senza campanile?
Chi disegnò per lei quei due giardini
con pochi fiori e giovani alberelli
difesi dall’insulto dei monelli
da fascetti di brocche, irti di spini?
Chi seminò con tanto amor le zolle?
Perché, bambino, costruir la volle?
Non per un bimbo, ma per quanti sono
nel mondo, suona quella campana;
e la scuola ti sembra così bella,
e quell’aiuola un rifiorente dono,
perché col giardiniere e il muratore,
vi mise mano, ogni dì, anche l’amore.





 Se si chiudessero le scuole 
Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco


Se in ogni parte del mondo si chiudessero le scuole e gli adulti non volessero insegnar più nulla ai ragazzi, l'umanità tornerebbe in pochi decenni ad una vita selvaggia e primitiva.  E' la scuola, infatti, che fa passare da una generazione all'altra una ricchezza incalcolabile .cioè le esperienze e  le scoperte degli uomini che vissero
negli anni, nel secoli, nel millenni passati.
Quello che uno scienziato scoprì alla fine della sua vita, dopo anni e anni di studi, ora un bimbo lo apprende al principio della sua vita; le terre che un  esploratore varcò per primo, affrontando rischi e disagi, ora il bimbo le ammira in una serie di immagini colorate; le notizie che uno studioso apprese, decifrando il segreto di una lingua antica, formano per il bimbo di oggi un piacevole racconto.
Questa possibilità di apprendere facilmente quelle nozioni che costarono ad altri immensa fatica permette alle nuove generazioni di compiere altri passi sulla via delle scoperte e delle invenzioni.
E permette anche di migliorare sempre più i sentimenti dell'animo, di respingere gli istinti primitivi della violenza e dell'odio e di rafforzare i sentimenti dell'amicizia e della tolleranza. Ma le scuole non si chiuderanno mai finché vivranno uomini sulla terra. Si può dire, anzi, che esse siano sorte insieme con i primi uomini, fin da quando;
un papà insegnò al suo figlioletto come appuntire con cura una pietra per colpire una belva. 

 Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco.

Ricordi



Primo giorno di scuola dei miei pulcini:

Sabrina al centro primo giorno della scuola media, Emanuele a sinistra primo giorno di prima elementare, a destra Gianluca, quarta elementare, era il 1983, davanti ai cancelli della scuola.



Buon anno scolastico a tutti gli studenti!


lunedì 12 settembre 2016

Famiglia in festa

Oggi festa doppia in  famiglia:
Anniversario nozze….sono 45 anni!



Più compleanno Luca





Non sempre brilla il sole nella vita, 
ma si può condividere lo stesso ombrello e sopravvivere alla tempesta

Maria Madre di Dio vegli sulla nostra famiglia.

domenica 11 settembre 2016

Il pellegrino




Il mio sogno :  percorrere il cammino di Santiago di Compostela.
Ho preso alcune informazioni relative al cammino.

Il pellegrino è uno che cerca l'infinito, che compie la via del pellegrinaggio come simbolo della vita. Il pellegrinaggio nasce come occasione di venerazione della tomba dell'apostolo san Giacomo



Nel secolo VIII viene scoperta la tomba dell'apostolo San Giacomo: da allora si produce un fenomeno storico che giunge ai nostri giorni e che si conosce, appunto, come il pellegrinaggio a Santiago. Ciò che attrae pellegrini è questa possibilità di venerare la tomba dell'apostolo e ciò implica due cose: 1) il potersi trovare in modo autentico, in un rapporto vivo con il Signore e 2) convertirsi a Lui. Questo costituisce la sostanza del pellegrinaggio a Santiago dal secolo IX fino ai nostri giorni. Nel primo secolo il pellegrinaggio a Santiago ha prodotto dei frutti dentro e fuori della chiesa: dentro la chiesa ha generato un sentimento di comunione, unità, il desiderio di vivere in modo sempre più autentico il vangelo. A partire dai secoli IX-X-XI-XII, comincia a profilarsi la chiesa universale, la comunione universale con il pontefice romano (è il movimento riformatore nella chiesa che si conosce con il nome di Riforma Gregoriana). Il pellegrinaggio contribuisce in modo sostanziale a questo rinnovamento e produce effetti anche fuori dalla chiesa. Prima del IX secolo, ad esempio, non si poteva parlare di Europa: con Carlo Magno e con l'impero da lui instaurato si comincia a parlare di cristianità (ancora non si parlava di Europa, se ne parlerà più tardi perché mancava un sentimento europeo, non esisteva il senso dell'Europa). La chiesa che diviene una, comincia a dar forma all'esistenza dell'Europa e a un sentimento europeo. Il pellegrinaggio verso Santiago e i pellegrini, sono gli agenti più vivi, , i trasformatori di questa nuova realtà che sarà poi l'Europa. Queste sono le origini: la memoria perché sia operante, deve essere vissuta da coloro che sono protagonisti del momento storico in cui ci si trova, ossia noi dobbiamo renderla operante e vivente. Come rendere operante la memoria che ci è offerta dal pellegrinaggio? In due modi: l'Europa che abbiamo davanti ai nostri occhi è una realtà che cerca una unità e l'ha raggiunta o la sta raggiungendo per alcuni aspetti (economici, sociali, politici). È sufficiente tutto ciò che si sta facendo sul piano politico, economico, culturale, per l'unità europea? Non staremo costruendo una unità europea basata sull'egoismo, l'opportunismo, la convenienza materiale? Occorre dare anima all'unità Europea, perché neppure le comunità culturali possono esistere senz'anima. Se questo è uno dei problemi che si pone oggi l'unità europea, quale può essere il nostro contributo? Andare in pellegrinaggio a Santiago. Bisognerebbe essere coscienti del fatto che occorre di nuovo ripercorrere quella via per incontrare il Signore, per costruire la chiesa, l'unità della chiesa, l'unità apostolica della chiesa, per scoprire la chiesa come Sacramento della gloria di Dio e per riscoprire l'uomo chiamato a vivere la propria vita di fronte alla gloria di Dio. Questo modo di vivere la vita umana, la vita cristiana e della chiesa, può implicare un occasione importante di riforma della chiesa e può offrire le basi per trovare un nuovo fondamento di unità per gli europei.


Le strade francesi e spagnole che compongono l'itinerario sono state dichiarate Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Si tratta  (a seconda del sentiero e dell'allenamento) di un percorso di 800 km per la durata di 1 mese.

CHI SONO I PELLEGRINI DI OGGI?

Da più un trentennio a questa parte il Cammino di Santiago ha ritrovato una nuova vitalità tanto che, se nel Medioevo fu motivo d’incontro e scambio culturale tra le genti del Mondo Antico (motivo per il quale nella seconda metà degli anni ’80 fu definito “Primo itinerario culturale Europeo”), oggi è diventato un fenomeno mondiale; è facile infatti trovare sul Cammino persone di ogni nazionalità, ben oltre quelle europee. Negli ultimi anni si è stimato che oltre 200.000 pellegrini giungano ogni anno a Santiago.
Ci sono credenti e non, cristiani e persone di altre fedi: ad accomunare tutti quelli che si mettono in cammino è  la voglia di vivere un’esperienza che permetta di ritrovare la vera natura dell’uomo (“schiacciata” dalla frenesia e ansia del nostro tempo), le profondità del proprio cuore, della propria anima… Poi c’è chi è mosso dalla ricerca del trascendente e chi parte a causa di eventi, o prove che la vita gli ha posto davanti: una malattia, un dolore, una perdita ma anche una grande gioia arrivata inattesa.


Piazza dell'Obradoiro è l'ultima tappa per chi conclude il "Cammino di Santiago di Compostela" prima dell'ingresso nella Cattedrale.
Santiago de Compostela: Lo spettacolo dell'arrivo di pellegrini provenienti da tutte le parti del mondo in piazza dell'Obradoiro

Sono i pellegrini del famoso Cammino di Santiago de Compostela i veri custodi della magia, dello spettacolo e delle sensazioni di piazza dell'Obradoiro.

Cattedrale di Santiago di Compostela

Il “botafumeiro” è forse uno dei simboli più noti e popolari della cattedrale di Santiago de Compostela. La prima menzione conosciuta del celebre (ed eccezionale) incensiere dal peso di oltre 50 chili risale al Codice Callistino, composto verso il XV secolo e in cui si racconta che veniva usato nelle grandi solennità del calendario liturgico.
Il botafumeiro è maneggiato da otto uomini (chiamati “tiraboleiros”) grazie a un sistema di pulegge che permette che oscilli nella navata della cattedrale, ai lati dell’altare, raggiungendo una velocità anche di 70 chilometri all’ora. Nel suo vertiginoso viaggio nella cattedrale










I giorni ufficiali in cui si possono vedere in azione il Botafumeiro ed i "tiraboleiros" nella cattedrale di Santiago di Compostela sono:

•il 6 di gennaio in occasione della ricorrenza dei Re Magi;
• 50 giorni dopo la Santa Pasqua in occasione della  Pentecoste;
• il 12 maggio, ossia il giorno in cui la chiesa festeggia l'Ascenzione di Gesù al cielo;
• il 23 maggio per la ricorrenza dell' Anniversario della Battaglia di Clavijo;
• il 25 luglio per la ricorrenza della festa di Santiago de Compostela;
• il 15  agosto per la ricorrenza dell' Assunzione di Maria in Cielo;
• il 1° novembre per la ricorrenza della festa di Tutti i Santi;
• l'8 dicembre in occasione della ricorrenza dell' Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria;
• il 25 dicembre in occasione del Santo Natale;
• il 30 dicembre per la ricorrenza della traslazione delle reliquie del Santo Apostolo;
• Tutti i venerdì dell'anno durante la messa che inizia alle 19:30.



Ho attinto queste notizie  dal Corriere, da siti web, e  dall’archivio delle mostre del Meeting di Rimini del 1988,  una mostra che mi ha particolarmente colpita, tanto da desiderare di fare questo cammino, ma... che forse, resterà solo un sogno.



giovedì 8 settembre 2016

Natività di Maria

Pietro Lorenzetti, natività della vergine del duomo di siena, 1342, 


La Natività della Beata Vergine Maria è una festa liturgica della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa che ricorda la nascita di Maria e che si celebra l'8 settembre.
Secondo la tradizione tramandata dal Protovangelo di Giacomo, uno dei vangeli apocrifi, Maria è nata da Gioacchino ed Anna.
Per la Chiesa ortodossa la nascita di Maria riveste un'importanza particolare ed è computata come una delle 12 feste maggiori.
Nella tradizione cattolica la festa è celebrata in tante località. Nella tradizione agricola il ricordo della nascita di Maria coincide con il termine dell'estate e dei raccolti. Molte chiese hanno come titolo la Natività di Maria
.

Onorando la natività della Madre di Dio si va al vero significato e il fine di questo evento che è l'incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio". E’ questo del resto il motivo per cui di Maria soltanto (oltre che di S. Giovanni Battista e naturalmente di Cristo) non si festeggia unicamente la " nascita al cielo ", come avviene per gli altri santi, ma anche la venuta in questo mondo. In realtà, il meraviglioso di questa nascita non è in ciò che narrano con dovizia di particolari e con ingenuità gli apocrifi, ma piuttosto nel significativo passo innanzi che Dio fa nell'attuazione del suo eterno disegno d'amore. 

martedì 6 settembre 2016

domenica 4 settembre 2016

Santa Madre Teresa di Calcutta

L'incontro a Novara, al palazzetto dello sport, Madre Teresa
 e Aldo Del Monte nostro Vescovo di allora.


 Ho incontrato Madre Teresa, al palazzetto dello sport, quando venne a Novara, su invito del responsabile dell’ufficio Missionario, era il lontano 1980 per la giornata dedicata delle missioni. Sono trascorsi trentasei anni, ma è stato un incontro indimenticabile, accompagnavo con il mio parroco di allora, il gruppo giovanile.  Madre Teresa ,una piccola persona, che emanava una grande luce. Propongo un testo, di Monsignor  Bandera in occasione della sua scomparsa.

MADRE TERESA: QUEL GIORNO A NOVARA

Di fronte allo sgomento per la scomparsa di Madre Teresa di Calcutta, che ha pervaso il mondo intero nei giorni scorsi, si è invogliati di riscoprire il suo eccezionale carisma di amore verso i poveri, ripercorrendo le tappe di un itinerario lunghissimo che Madre Teresa ha percorso sulle strade dei cinque continenti per poter dare ai più poveri ed emarginati quella voce che il mondo che conta spesso e volentieri ha loro negato. Una tappa di questo cammino si è impressa indelebilmente nel vissuto più bello della nostra diocesi, quando il cammino di Madre Teresa si incrociò con la Comunità novarese. Era l'11 ottobre 1980, quando la piccola-grande suora, già famosa ed insignita del premio Nobel per la pace, arrivò a Novara.
I contatti telefonici ed epistolari che nei mesi precedenti avevamo avviato per averla tra noi, avevano già messo in risalto la sua umiltà e più ancora la disponibilità per presentare ciò che Lei riteneva indispensabile per ogni cristiano, cioè la carità verso i poveri. La sua giornata a Novara prevedeva tre appuntamenti, in Duomo al mattino con le religiose, sempre in Duomo al pomeriggio una S. Messa con il mondo della sofferenza al quale Madre Teresa volle dare il conforto della sua presenza e un incontro alla sera al Palazzetto dello Sport con la Comunità Diocesana, in modo particolare con i giovani.
Furono tre momenti esaltanti! Tutta la diocesi si strinse attorno a Madre Teresa con affetto e gratitudine, riconoscendo in Lei non solo una suora generosa e disponibile verso tutti, specialmente i più emarginati, ma soprattutto individuando nella sua esile persona uno dei personaggi più significativi di questi anni sulla scena mondiale.
Di quella giornata forse si sono attenuate le parole, i discorsi, ma non è difficile incontrare ancora oggi gente che rivive con commozione i gesti che scandirono la sua presenza tra noi. Ripercorriamoli. Alle religiose convenute numerosissime ad ascoltarla, Madre Teresa lasciò un semplice messaggio "impariamo ad andare incontro ai poveri con rispetto". Una giovane suora a nome di tutte le religiose diocesane consegnava a Madre Teresa un dono simbolico: le ostie per la celebrazione eucaristica preparate dalle Benedettine di San Giulio. (Gioverà ricordare che quella suora - Giustina Zanato - qualche anno più tardi partirà per l'Amazzonia brasiliana profondamente toccata da quell'incontro).
Ai sofferenti Madre Teresa disse: " Datemi le vostre mani per soccorrere i poveri della vostra città, datemi il vostro cuore per amarli", parole che toccarono profondamente i presenti che Le si strinsero attorno con estremo calore.
Alla sera al Palazzetto successe di tutto! Un tifo quasi da stadio esplose quando al termine di una veglia intensissima di preghiera, Mons. Aldo Del Monte con un gesto tanto semplice ed inatteso quanto spontaneo e generoso si tolse la sua croce pettorale per metterla al collo di Madre Teresa. Un fremito di commozione pervase tutti quanti mentre i giovani, agitando fazzoletti, scandivano a gran voce "Te-re-sa, Te-re-sa" e poi "Al-do, Al-do" quasi a ringraziare il Vescovo per questo suo gesto così significativo. Nel riceverlo Madre Teresa disse:"Questo dono mi legherà per sempre a Novara".
Sul palco, a rappresentare tutti i missionari novaresi c'era Don Mario Zanetta (ora Vescovo di Paulo Afonso, Brasile) che palpitava per il clima incandescente creatosi al Palazzetto: " Sembra di essere al Maracanà!", ma tutto quella sera convergeva su di Lei, quella donna eccezionale che sorrideva con gli occhi e le rughe, che parlava la lingua del cuore, quella lingua per la quale non c'è bisogno di interpreti, perchè si intuiva e si capiva perfettamente che Madre Teresa era venuta tra noi a proclamare il dovere di amare i poveri e di difendere la vita.
Ora che non c'è più resta la sua grande e stupenda lezione di vita e a chi come noi ha avuto l'onore e la gioia di incontrarla e conoscerla, la responsabilità di continuare il cammino che ci ha indicato. Grazie Madre Teresa.

Settembre '97


Don Mario Bandera direttore dell’ufficio missionario