mercoledì 24 maggio 2017



Il cuore è la chiave del cielo.

È la grande forza dell’universo,

la sola invincibile,

la sola creatrice.

                                   R.Follereau


martedì 23 maggio 2017



Una preghiera



Ricordando...




Oggi 23 maggio, venticinque anni fa, morivano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo insieme a Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, i “ragazzi” della scorta.
Il luogo prescelto dalla cupola mafiosa è Capaci, ad azionare il telecomando dalla collinetta è Giovanni Brusca, cognato del padrino Totò Riina, tutti appartenenti alla famiglia dei Corleonesi.


Alle 17 e 58 del 23 maggio 1992, una forte esplosione rompe il silenzio di un caldo sabato palermitano.
Le onde di quella esplosione produssero un fragore così intenso, che tutta l'Italia finalmente si sdegnò e pianse come eroe un personaggio che la politica e la magistratura spesso avevano screditato in vita.
 Non posso dimenticare le parole che Borsellino, prima della strage, ebbe a scrivere a Falcone:
"Giovanni ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte: "ci sono tante teste di minchia: teste che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello...quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero.. Ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c'è il più testa di minchia di tutti... Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge".
Parole fortissime che danno però l'esatta percezione della solitudine che provavano entrambi.
E Paolo Borsellino fu la vittima seguente, per chiudere i conti con coloro che davvero avevano cominciato a scardinare il sistema mafioso.
Certamente lo sdegno fu grande per quella nuova barbarie e l'immagine del “cratere” di Capaci è diventato un simbolo vivo che rimarrà imprigionato nei ricordi di tutti coloro che arrivano in Sicilia.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino rappresentano il simbolo della lotta alla mafia, dello Stato che vuole piegare la criminalità e non si arrende nemmeno di fronte alle minaccia di morte, pur di raggiungere un risultato di giustizia.
Con loro negli anni '80 si inaugura un nuovo modo di lavorare, "in pool" ed il risultato è rappresentato dal primo maxiprocesso.
Scritto da Anna Contestabile

"Per Falcone la mafia non era invincibile". Giovanni Falcone - ricorda Mattarella - diceva che "la mafia non è affatto invincibile e che occorre, piuttosto, rendersi conto che si tratta di un fenomeno terribilmente serio e molto grave". E aggiungeva che "si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini, ma impegnando tutte le forze migliori della società". "Come interprete, e capofila, di queste energie migliori, ha svolto, con coraggio e determinazione, la sua opera. Era, infatti, convinto - come ebbe a scrivere- che 'perché una società vada bene...basta che ognuno faccia il suo dovere'".




Il presidente della Repubblica ricorda la figura del magistrato a venticinque anni dalla strage di Capaci davanti alla riunione straordinaria del Csm: "Credeva in una magistratura autonoma e indipendente e alla solidità delle prove". L'Assemblea generale delle Nazioni Unite gli renderà omaggio il 19 giugno.

lunedì 22 maggio 2017

Santi


Oggi santa Rita da Cascia.

La più antica immagine conosciuta della santa


Rita da Cascia, al secolo Margherita Lotti (Roccaporena, 1381 – Cascia, 22 maggio 1457).

Denominata La Santa avvocata dei casi impossibili

Santa Rita è una santa molto amata ed è oggetto di una straordinaria devozione popolare, il  popolo la sente molto vicina per la "normalità" dell'esistenza quotidiana da Lei vissuta, prima come sposa e madre, poi come vedova e infine come monaca agostiniana. 

 Dalla vita non le fu risparmiato nulla:

Giovanissima fu data in sposa ad un uomo iroso e brutale col quale ebbe due figli, tuttavia con il suo tenero amore e passione riuscì a trasformare il carattere del marito e a renderlo più docile.
Il marito fu assassinato e nel giro di poco tempo anche i figli lo seguirono nella tomba.
Ella però non si abbandonò al dolore, alla disperazione, al rancore o al desiderio della vendetta, anzi riuscì in modo eroico a sublimare il suo dolore attraverso il perdono degli assassini del marito. Si adoperò instancabilmente per riappacificare la famiglia del marito con gli assassini, interrompendo cosi la spirale di odio che si era creata.
Entrò in convento e lì visse gli ultimi 40 anni di vita in assidua contemplazione, penitenza e preghiera, completamente dedita al Signore.
Santa Rita, 15 anni prima di morire, ricevette la singolare "spina" di quella piaga che le si stampò dolorosa sulla fronte, che incessantemente le procurò i terribili dolori e le sofferenze inaudite della coronazione di spine.


S. Rita da Cascia è stata beatificata ben 180 anni dopo il suo decesso e proclamata Santa a 453 anni dalla sua morte.


Ci siamo recati in questi luoghi, nel’ottobre del 2010, con il caro amico Riccardo e la sua mamma Aurora, conservo dei ricordi meravigliosi.


Condivido con voi alcune immagini scattate in questi luoghi…

La Grotta d’Oro 
 Roccaporena,  borgo natale di Santa Rita.

A sinistra la Grotta d’oro, a destra Lo Scoglio sacro



Scoglio di Santa Rita, Roccaporena, Cascia

Sulla cima dello Scoglio Sacro, nel 1919, venne costruita una cappella che, nel 1941, fu restaurata e circondata da un porticato. Danneggiata dal terremoto del 1979,  e poi ricostruita.
Il sentiero sale con la parete della rupe a sinistra e, a destra, gli alberi che s’aggrappano al precipizio. Sotto la sommità di un gran sasso, una fontanella cristallina spegne l’arsura della salita. I fedeli raccolgono quell’acqua: " l’acqua di Rita”, la chiamano. Non importa come sia arrivata lassù, o se scaturisca dalla rupe: è sacra perché tutto il luogo è sacro e nulla più dell’acqua, sangue della terra e della roccia, partecipa intimamente della sacralità dei luoghi.

La chiesetta sullo Scoglio sacro


























Salita allo scoglio  sacro, nella strada vi sono le cappelle della via crucis, si sale pregando






La Basica Santuario di Santa Rita






Ogni stagione del mondo,
attraversa una notte,
e l'uomo sempre si sente,
smarrito e bambino,
sente bisogno di stelle,
segni d'amore nel cielo,
e il Signore le accende,
nel cielo lassù.

Inno a Santa Rita da Cascia


domenica 21 maggio 2017

Spirito Santo



Spirito Santo

“ Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi.” (Giovanni 14:16-18)

Quando recitiamo il Credo, diciamo:
Credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra…
E in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore…
Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica…

Il ruolo primario dello Spirito Santo è quello di portare “testimonianza “di Gesù Cristo,e di insegnare a vivere da cristiani. Rivela ai cristiani la volontà  e la verità di Dio.

“ Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Giovanni 14:26)

“Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Giovanni 16:13).

Lo  Spirito Santo è stato donato per risiedere in coloro che credono in Gesù per Comprendere l’essenza di Dio, e  infondere  nella nostre vite, con un risultato che non possiamo raggiungere da soli, amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, autocontrollo.


Ma chi è lo Spirito Santo?

Proviamo per un attimo a far finta di essere dei mimi, come possiamo mimare il vento? È un po’ difficile, vero?

Questo perché non possiamo toccarlo o vederlo; non possiamo dire da che punto preciso arriva o in che punto preciso andrà.
Possiamo vedere o sentire gli effetti che provoca: gli oggetti che sposta o che piega (la polvere, le nubi, gli alberi, le foglie, etc.).


A volte è leggero, a volte violento, a volte si percepisce appena; porta refrigerio in una giornata afosa, ci accarezza dolcemente o scuote tutte le cose.
Lo Spirito Santo è il movimento, proprio come il vento, la vita, scuote e spinge le vele della nostra vita nel mare dell’Amore di Dio. È proprio come l’ossigeno che ci fa respirare e vivere; è fondamentale per la nostra vita, proprio come lo è il vento per una barca a vela che naviga in mare, se non ci fosse il vento, resterebbe ancorata al porto.

A questo punto dovrebbe essere facile da capire:Ora sappiamo che lo Spirito Santo non lo possiamo vedere, ma sappiamo che è Dio infonderlo in noi, é un dono da parte sua.

Non possiamo descriverlo o dire quanto è grande, ma riusciamo certamente a vederne gli effetti.

Dio, attraverso il Suo Spirito ci parla, se lo ascoltiamo proviamo solo buoni sentimenti, non di odio, rancore, vendetta. Lo Spirito Santo, come il vento, ci spinge e ci indirizza a compiere il bene.
Se ci lasciamo condurre da Lui, possiamo sentirci più vicini al Signore, come il vento solleva ad esempio una foglia e la porta più vicina al cielo.
Pensiamo un attimo agli alberi. Quali riesce a piegare il vento? Se facciamo attenzione non sono quelli grossi e ben ancorati al terreno, sono quelli più sottili e più elastici che riescono a resistere e a rafforzarsi all’azione del vento.

Anche lo Spirito fa lo stesso con noi, ci piega, ci fa sentire il bisogno di pregare, di accettare i comandamenti e di seguirli come regole di vita; piegandoci all’Amore di Dio ci rende più forti, capaci di resistere alle prove che la vita ci riserva.

Sin dall’inizio della Genesi sta scritto: ‹‹lo spirito di Dio aleggiava sulle acque›› e quando creò l’uomo si dice ‹‹soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente››.


Noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio; facendo questa considerazione possiamo capire che anche Dio è "relazione", è Amore. Tra il Padre e il Figlio c’è un Amore grandissimo e proprio questo dialogo d’amore tra loro due genera una terza Persona: lo Spirito Santo. Quest' ultimo impersona anche l’Amore che Dio ha per noi. Dopo questa riflessione non è possibile pensare ad una di queste persone della Santissima Trinità senza le altre due.


LE IMMAGINI DELLO SPIRITO SANTO
Nelle Sacre Scritture (Antico e Nuovo Testamento), lo Spirito Santo viene raffigurato sotto forma di svariate immagini, che rendono più semplice capire la sua vera essenza e ciò che lui fa.
il soffio di vento
La Pentecoste Atti degli Apostoli (2,1-11)

In questo brano degli Atti, lo Spirito Santo viene rappresentato sia con il vento sia con il fuoco.

Secondo simbolo:
 Il fuoco
Il fuoco brucia, riscalda, illumina, trasforma…
Lo Spirito Santo ci dona la luce, consentendoci di vedere ogni cosa e ogni persona, ci permette di guardare la strada e di saperci orientare, senza inciampare negli ostacoli.
Proprio come il fuoco, lo Spirito Santo brucia le foglie morte, fa pulizia là dove ci sono rami secchi e sterpaglie.
Scioglie il ghiaccio, rendendo più vivibile l’ambiente e ci scalda il cuore con il suo calore: è l’ardore che riscalda e alimenta la fiamma dell’amore.
Cerchiamo e leggiamo insieme tre brani principali della Bibbia dove lo Spirito Santo viene descritto sotto forma di fuoco, e che ci fanno comprendere bene questo simbolo.
Il roveto ardente (Es. 3, 2): Dio parla a Mosè tramite il fuoco, Mosè non può avvicinarsi: il peccato allontana l’uomo da Dio. Il roveto arde, ma non si consuma:
l’amore di Dio non si esaurisce mai, nonostante i nostri peccati.
La pentecoste (At. 2, 1-13): lo Spirito Santo scende sui discepoli, li illumina; attraverso il dono dello Spirito nasce la Chiesa.
La Chiesa è infatti ispirata dallo Spirito Santo;
senza di Lui non sarebbe in grado di portare la sua testimonianza.
I discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35): essi, dopo aver incontrato il Signore Risorto, riferiscono di aver sentito il cuore che ardeva;
lo Spirito Santo entra nel cuore di ogni uomo, cambiandolo e facendogli riconoscere Gesù Risorto.


L’acqua

Questo è un simbolo molto importante, viene usato nella Bibbia per comunicarci che Dio attraverso l’acqua ci fa rinascere a vita nuova.
Anticamente gli ebrei ritenevano che l’acqua bastasse per essere purificati, che lavasse ogni peccato e ogni colpa commessa.
Gesù però ci dice che non basta la sola acqua (non intesa come simbolo dello Spirito Santo) a purificarci, è necessario anche lo Spirito Santo.
Lo Spirito attraverso l’acqua ci rende persone nuove e cancella in noi i peccati.
Prendete ad esempio Noè: lui viene salvato dal diluvio universale perché è un uomo buono e giusto.
Pensiamo anche a Mosé, vi ricorda qualcosa che ha a che fare con l’acqua?
Dio apre le acque del Mar Rosso, permettendo al popolo ebraico di passare e salvarsi.
Ma la salvezza definitiva dal peccato ce la dona Gesù, attraverso la sua Morte e la sua Resurrezione.
Andiamo a rivedere il momento in cui Gesù in croce viene trafitto da una lancia e dal suo costato esce sangue e acqua.

La colomba

Se pensiamo alla colomba, ci vengono sicuramente in mente le parole pace e amore; anche nei tempi più remoti è sempre stata simbolo di questo.

La Bibbia usa questo simbolo per farci capire che lo Spirito Santo è Amore, proprio come abbiamo detto all’inizio.

Leggendo la Bibbia troviamo molto spesso questo simbolo.
Pensiamo ad esempio, quando Noè manda fuori dall’arca la colomba dall’arca e questa ritorna con un ramoscello d’ulivo nel becco; già qui, quindi, viene raffigurata come un messaggero di pace.

Nel meraviglioso libro della Bibbia "Cantico dei Cantici", la colomba designa una bellissima sposa; la Sposa di questo libro rappresenta la Chiesa che, animata dallo Spirito Santo, è divenuta Sposa di Dio.
Per quanto riguarda il Nuovo Testamento, anche qui troviamo alcuni brani in cui lo Spirito Santo si manifesta in forma come di colomba, primo fra tutti ricordiamo il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano.
La colomba è bianca; questo colore ci ricorda la purezza, quella stessa purezza che dobbiamo mantenere.
Si posa su di noi e vuole fare il nido nel nostro cuore per non lasciarci mai e stare sempre vicino a noi.
È di incomparabile splendore, vola fiera piena di pace e di speranza. Lo Spirito Santo è proprio come la colomba: scende dal cielo e si posa su ognuno di noi, deve però trovare spazio nel nostro cuore perché possa costruire il proprio giaciglio e non lasciarci mai più.








mercoledì 17 maggio 2017

In ricordo di papà ♥ ♥ ♥




Oggi  è il giorno di compleanno di papà, lui è in altro cielo ormai da molti anni, ma il suo ricordo è vivido in me, come se ci avesse lasciato  ieri.

Papà era una persona molto buona, molto affabile e gentile con tutti, alcuni suoi colleghi di lavoro (lavorava in Comune), lo ricordano ancora molto bene.

Immaginatevi padre di cinque figlie, era l’unico uomo in casa fra sei donne. Ma lui era felice. A lui piaceva molto raccontare, ciò che succedeva in giro, storie, barzellette, aneddoti, e noi lo ascoltavamo affascinate.
Era molto affettuoso, prima di recarsi al lavoro, ci salutava sempre  con il bacio.


In gioventù aveva ricevuto due medaglie , per aver salvato, in tempi diversi, due persone che stavano per annegare, una nel fiume Ticino, e una nel torrente Terdoppio novarese. Era un uomo molto sportivo, si spostava sempre solo in bicicletta. Amava molto la sua Novara, ed era un tifoso accanito del “Novara” e del “Torino”, stette malissimo  quando l’aereo che portava  la squadra si schiantò a Superga, ed da allora tifò per la Juve, contagiandoci tutti a tifare per questa Juventus.


Mi manchi tanto caro papà!♥



Quando giocava a bocce...





Quando mi ha portata all’altare, (1971)


♥ ♥ ♥


"Coloro che ci hanno lasciati non sono degli assenti, sono solo degli invisibili: tengono i loro occhi pieni di gloria puntati nei nostri pieni di lacrime". (Sant’Agostino)

martedì 9 maggio 2017

Vita




Buongiorno…

Al profumo
di una nuova giornata

che si affaccia sul mondo


video


domenica 7 maggio 2017

Lingue velenose



 «Terrorismo delle chiacchiere»

Una chiacchiera è come una bomba e questa chiacchiera distrugge le persone. Ma questo non è originale l'ho detto tante volte ma per favore, un consiglio a tutti, se hai voglia di dire una chiacchiera, morditi la lingua. Soffrirai un po’, si gonfierà la lingua ma guadagnerai di non essere un terrorista».

La causa di tutti questi atteggiamenti sbagliati, dice il Papa, risiede nell'educazione: «L'educazione oggi non educa a queste virtù della mitezza, della pace, della tranquillità, anche tante volte si è rotto il patto educativo tra famiglia e scuola».

Troppi insulti e parolacce, per la strada ma anche in tv, punta poi il dito contro la violenza degli insulti il Papa, rispondendo a una domanda: «E' sufficiente andare per strada in ora di punta e, magari un motorino si mette di lato e c'è una macchina dall'altra parte e subito, invece di dire "scusa", incomincia la litania di parolacce, una dietro l'altra. Siamo abituati ad insultarci. Ma per favore, impariamo a dire buongiorno e buonasera ma non l'insulto. E poi l'aggettivazione. Non diciamo quel ragazzo o quella ragazza, o quel tizio, no parte quell'aggettivo che io non posso dire ma credo che voi tutti li conosciate bene».

«Insultare - ricorda il Pontefice ai ragazzi - è fare una ferita nel cuore degli altri. Leggete nel Nuovo Testamento la lettera dell'Apostolo Giacomo, è piccolina: lui dice che l'uomo e la donna che dominano la lingua sono perfetti ma è tanto difficile dominare la lingua perchè sempre ci viene questa tentazione di insultare, fare dei terroristi». Il Papa parla quindi «di un atteggiamento contrario: la mitezza, essere mite è una delle beatitudini, essere mite avere un
atteggiamento mite non significa essere stupido, significa dire le cose con tranquillità, senza ferire. Dobbiamo reimparare la mitezza».

Tratto da Il Messaggero


E’ questo un argomento che mi sta molto a cuore, perché se non si pone un freno alla lingua, e agli atteggiamenti violenti, si scende sempre di più nel fango, una via senza ritorno. Se gli uomini e donne adulti non cambiano, al di là di ogni credo religioso, il loro modo di relazionarsi, di confrontarsi, di “vivere” con gli altri, cosa possono imparare i nostri giovani? Il futuro sono loro, che mondo gli affidiamo? Inquinato, egoistico, senza amore, senza dignità, collerico, violento,  solo apparenza. Ma diamoci una mossa!




venerdì 5 maggio 2017

Il Segno della Croce


IL SEGNO DI CROCE

Al mattino quando apro gli occhi, la prima azione che compio, è il segno della croce, seguito dalla preghiera di ringraziamento della notte trascorsa, e di affidamento delle azioni che compirò nella giornata, sperando di fare ciò che a Lui piace.

Il segno di Croce è un segno da riscoprire.

È un segno che a tanta gente non parla più, perché la scristianizzazione in atto è molto diffusa.
Per tanti è solo uno sgorbio, non è un segno. 
Eppure è il primo simbolo cristiano tracciato su di noi al momento del Battesimo quando tutto in noi cominciava.
E sarà l’ultimo segno che tracceranno su di noi: quando tutto sarà finito in questo mondo e comincerà la Vita senza fine. Siamo nati in questo segno e moriremo in questo segno.
Tutti i doni più grandi nella vita sono accompagnati da questo segno: il Battesimo, la Cresima,il perdono dei peccati, l’Eucarestia, il matrimonio… 
Ad ogni incrocio importante della vita la Chiesa traccia su di noi questo segno.

Qualcuno usa questo segno prima di un viaggio e davanti ad un pericolo, alcuni calciatori all’inizio della partita: per qualcuno è fede, per altri è superstizione; è un gesto di grande importanza, perché è il ricordo del più grande atto di amore di Dio per l’uomo: la Passione e Morte di Gesù.

È il segno che ricorda l’amore del Padre, la donazione del figlio, la causa dell’effusione dello Spirito sul mondo.
È diventato il simbolo del cristiano. È un atto di fede, è un atto di riconoscenza all’amore di Cristo per noi.
È un impegno a camminare sulla via di Cristo, è importante il gesto e sono importanti le parole che lo accompagnano. Quando ci segniamo con la croce è come lasciarci avvolgere dall’amore di Cristo e rispondere a questo amore.

È come se al Padre consacrassi la mente.

È come se al Figlio consacrassi il cuore


È come se allo Spirito consacrassi la vita.