domenica 25 giugno 2017

Compleanno di Licia

Licia, la mia cara sorella.  






Qualche giorno fa abbiamo festeggiato il suo compleanno, suo figlio, la moglie e il loro bambino, e noi pochi intimi ma a lei molto cari. Ha poco autonomia sulla sedia a rotelle, ma quanto è bastato per renderla felice, ad assaporare (da buona golosa) la torta e i baci dei suoi cari.
Ora pubblico il post fatto nel 2014, in cui spiego in una pagina di diario la sua vita travagliata


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Ora pubblico il post fatto nel 2014, in cui racconto una  Pagina di diario che scrissi nel 2008, e poi ribloggato nel 2014: “Dedicato a Licia”

Licia 

giovedì 19 giugno 2014
Auguri speciali

Compleanno di Licia
Per morire non ci vuole molto coraggio ma ce ne vuole cento volte di più per svegliarsi
ogni giorno immobilizzata in un letto da 18 anni, e continuare a vivere,
continuare a sorridere.
Perseverare nella preghiera affidandosi al Signore, nella speranza di raggiungere
il suo amato Gianluigi e i nostri cari.
Io prego  Maria di Lourdes, da te tanto amata, e affidata a lei nei
tuoi  molti pellegrinaggi, ora purtroppo non puoi più raggiungerla per
pregare nella sua grotta, ma lei ti tiene sotto il suo manto protettivo


Oggi... ancora come ieri,come ieri l'altro,
e...l'altro ancora.
Appena varco la soglia mi si stringe il cuore
e anche lo stomaco, immediato mi sale alle
narici un odore nauseabondo, misto di
disinfettante e di stantio, un odore di sofferenza!

Percorro due lunghi corridoi, arrivo alla porta
della sua camera.
Il suo mondo racchiuso in quattro mura;
lei mi cerca con lo sguardo oltre la porta perché
dice: "riconosco il rumore dei tuoi passi nel
corridoio", poi, segue: "oh sei arrivata,meno male!"
Questa è la frase con la quale mi accoglie  da dodici
anni ormai. E' come se temesse di non vedermi più.
Poi l'abbraccio caloroso, tenero, protettivo
come quello di un bambino che si rifugia nelle
braccia materne, perché è questo di cui
lei ora ha bisogno.
L'assaggio di qualche dolcetto, qualche cremina
spalmata sul viso,Lei ci tiene molto ad essere
"fresca" altrimenti arrivano troppe rughe, dice lei.

Dentro di me intanto spero che questa volta debba
mentirle poco, riguardo le sue stranezze,e trovare
sempre le parole giuste per tranquillizzare
la sua ansia e la sua fatica di vivere.
La sua mente è lucida ad intermittenza,
il suo corpo è paralizzato per il settanta per cento,
ma in quel letto c'è un grande cuore che ancora sa
amare ed è assetato d'amore.
Dodici anni or sono ha perso in  sette giorni, il
grande amore della sua vita, e la propria
consapevolezza di vivere.
Dopo un anno trascorso a lottare tra la vita
e la morte, ha scelto di vivere, ma nei momenti
che la sua mente è lucida, sente un vuoto
che nessuno di noi riesce a colmare,e allora
ripete in continuazione che vuole "andarsene",
io in questi momenti reagisco rimproverandola
duramente, perché so che è questo che lei
vuole da me.
Me ne ritorno a casa con la gola stretta,
ma so che lei, Licia domani mi attenderà..


♥ ♥ ♥


venerdì 23 giugno 2017

Una bella storia di umanità


La donazione degli organi è sempre stata una scelta per me importante, quando avevo aderito a questa generosa iniziativa avevo 20 anni, ero già donatrice di sangue.
Allora L’AIDO, l’associazione, era alle prime battute per far conoscere, e dare la possibilità di lasciare come testamento la donazione degli organi, rilasciando una tessera da tenere con la carta d’identità.
La donazione degli organi è un atto di grande civiltà e di rispetto per la vita. Donare vuol dire regalare, dare spontaneamente e senza ricompensa qualcosa che ci appartiene. 
Quando perdiamo una persona amata è difficile, in un momento di sofferenza così profonda, pensare agli altri, pensare a qualcuno che è malato e che, se non avrà un nuovo organo, avrà un’aspettativa di vita molto bassa.
Donare gli organi è un moltiplicatore di vita.

Perché questo post?

Perché stasera ho seguito una notizia che mi ha commossa profondamente:

“ Usa, attraversa il Paese in bici per riascoltare battere il cuore della figlia morta”




1400 miglia in bicicletta per sentire il cuore di sua figlia Abbey battere nel petto di un altro.
È l’impresa portata a termine da Bill Conner, che nel giorno della festa americana del papà, il 18 giugno, si è presentato a Baton Rouge in Louisiana per incontrare Loumonth Jack Jr, ricevente dell’organo donato dopo la morte accidentale della ragazza 20enne.


Abbey era deceduta nel 2016 dopo essere stata trovata carponi e priva di sensi a bordo di una piscina durante le vacanze di inverno a Cancun, in Messico. I dottori l’avevano tenuta in vita il tempo necessario per prelevarle gli organi, che sono stati utilizzati per salvare le vite di quattro uomini fra i 20 e i 60 anni.




Il padre Bill aveva poi contattato il Broward Health Medical Center in Florida, dove gli organi erano stati asportati a gennaio, comunicando la sua intenzione di intraprendere un viaggio in bici fin lì.

Dopo un abbraccio di oltre un minuto, Jack ha sfoderato uno stetoscopio, in modo da permettere a Bill di sentire il battito del cuore della figlia nel suo petto.

Il momento è stato davvero toccante, con entrambi gli uomini che non hanno saputo trattenere le lacrime. “Beh, funziona!” (‘Well, it’s working!), ha dichiarato alla fine il papà fra orgoglio e commozione.
Quattro lettere erano quindi state spedite ai riceventi, chiedendo se qualcuno fosse interessato a conoscere il padre della loro salvatrice. L’unico a rispondere è stato Jack Jr., che si è dato appuntamento con Bill in Louisiana.


Una storia commovente e di grande generosità.

Questo il mio post del 2015:
http://rallegrati.blogspot.it/2015/05/il-trapianto.html

La felicità


Sono molte
le forze esistenti nel mondo.
Una sola ti farà felice:
la forza dell’amore.
La felicità ha la sua radice
Nel fondo del cuore,
e tu la offri agli altri
in continuità,
quando le persone
stanno bene con te, quando continui
a essere amabile
dove gli altri sono arroganti,
quando aiuti
dove gli altri
non aiutano mai,
quando
ti dimostri soddisfatto
dove gli altri
impongono le loro esigenze,
quando sei capace
di sorridere e di perdonare.
La felicità dipende dall’amare
e dall’essere amati

♥ ♥ ♥

lunedì 19 giugno 2017

Oltre le nuvole




Mi piace guardare al di là delle nuvole, sì,  perché  le nuvole mi impediscono di vedere i particolari, di vedere ciò che realmente conta. Le nuvole, hanno forme e grandezze diverse, si spostano, pare che  si prendano gioco di me, per impedirmi di guardare al di là.
Le nuvole si muovono rapide, e qualche volta la luna fa capolino,trascinando qualche stella
Il cielo è stupendo, alla notte si accendono le stelle, oltre le nuvole.






E dopotutto ci sono tante consolazioni! C’è l’alto cielo azzurro, limpido e sereno, in cui fluttuano sempre nuvole imperfette. E la brezza lieve
(Fernando Pessoa)


venerdì 16 giugno 2017

Mamihlapinatapai


Mamihlapinatapai (a volte scritta mamihlapinatapei) è una parola del lessico  yamana, la lingua degli Yamana, una popolazione autoctona della Terra del Fuoco prossima all'estinzione. Il vocabolo è noto per essere una delle parole più concise e di difficile traduzione al mondo, come viene presentata nel libro del Guinness dei primati.

Il termine descrive l'atto di «guardarsi reciprocamente negli occhi sperando che l'altra persona faccia qualcosa che entrambi desiderano ardentemente, ma che nessuno dei due vuole fare per primo»

Una cosa  impossibile se si dialoga  in Web,  anche se fosse tramite la video camera, per fortuna che c’ è ancora qualcosa che la tecnologia non sostituirà mai.

Guardarsi negli occhi l’un l’altra,  è una delle esperienze più belle della nostra esistenza.
Se ci sediamo davanti ad una persona, le chiediamo come va e ci sorride, forse se la guardiamo negli occhi, potremmo notare che quel sorriso non è reale, che non accompagna davvero ciò che prova. 
Gli sguardi fanno parte della comunicazione non verbale e rivelano molte cose. Guardarsi reciprocamente e intensamente è segno di mutuo interesse. 
Gli occhi rivelano la nostra anima, e gli sguardi irradiano la bellezza.

Camminando  per la strada, incrociamo diverse persone e a volte ci scambiamo sguardi, anche senza rendercene conto. Gli sguardi dicono molto di noi, ci smascherano quando siamo tristi, arrabbiati, innamorati, preoccupati o stanchi.
A volte guardarsi a lungo negli occhi possono provocare grandi emozioni, anche turbamento, perché si sente messa a nudo la propria anima




“… che l’anima che con gli occhi può parlare, anche con lo sguardo può baciare”.

Gustavo Adolfo Béquer

mercoledì 14 giugno 2017

Essere domenicani oggi ieri e sempre




Il rito conclusivo del Giubileo dedicato agli 800 anni dalla nascita dei frati domenicani, si è svolto il 21 gennaio 2017 nella basilica di San Giovanni in Laterano.




Una celebrazione storica, simbolica, piena di emozione quella che in qualche modo ha rievocato il 21 gennaio del 1217, quando con una Bolla pontificia proprio in Laterano dove risiedeva, Onorio III confermava definitivamente in seno alla Chiesa cattolica la nascita dell’ordine dello spagnolo San Domenico di Guzmán. Un piccolo drappello di frati, oggi una immensa famiglia che si ritrova attorno al suo Pastore e per bocca del Maestro fra Bruno Cadoré  gli rinnova la propria comunione e chiede conferma nel cammino della predicazione.
Un’occasione speciale per “rendere gloria al Padre” ha detto nell'omelia Francesco “per un’ Opera che ha aiutato, uomini e donne, a non disperdersi nella superficialità mondana, ma a sentire il gusto del Vangelo diventando artigiani di opere buone”.
Il Carnevale della mondanità è in ogni epoca oggi, come ai tempi di S. Domenico, come duemila anni fa quando l’Apostolo Paolo scriveva al discepolo Timoteo, osserva il Papa commentando la Parola di Dio, la vita si muove “tra due scenari umani opposti”: "il carnevale della curiosità mondana” e “la glorificazione del Padre mediante le opere buone”.

“Paolo avverte Timoteo che dovrà annunciare il Vangelo in mezzo a un contesto dove la gente cerca sempre nuovi ‘maestri’, ‘favole’, dottrine diverse, ideologie. E’ il ‘carnevale’ della curiosità mondana, della seduzione. Per questo l’Apostolo istruisce il suo discepolo usando anche dei verbi forti, ‘insisti’, ‘ammonisci’, ‘rimprovera’, ‘esorta’, e poi ‘vigila’, ‘sopporta le sofferenze’”.
Oggi prevalgono relativismo e ricerca dell’effimero
Oggi, questo scenario, dice Francesco, si è molto sviluppato e globalizzato a causa della “seduzione del relativismo soggettivista”:
“La tendenza alla ricerca di novità propria dell’essere umano trova l’ambiente ideale nella società dell’apparire, nel consumo, in cui spesso si riciclano cose vecchie, ma l’importante è farle apparire come nuove, attraenti, accattivanti. Anche la verità è truccata. Ci muoviamo nella cosiddetta ‘società liquida’, senza punti fissi, scardinata, sbullonata, priva di riferimenti solidi e stabili; nella cultura dell’effimero, dell’usa-e-getta”.
Ma c’è uno scenario opposto a questo “carnevale mondano”, che il Papa indica citando il Vangelo di Matteo: è la glorificazione del Padre che è nei cieli. Dalla “superficialità pseudo-festosa" si passa "alla glorificazione, che è vera festa”, aggiunge Francesco, grazie alle “opere buone di coloro che, diventando discepoli di Gesù, sono diventati ‘sale’ e ‘luce’.

S. Domenico ha trasformato uomini e donne in artigiani di opere buone
Guai dunque, ammonisce il Papa, alla Chiesa o ad un consacrato o ad una congregazione che perda il sapore: non servirebbe più a niente. Così è stato per San Domenico che, pieno della luce e del sale di Cristo, ha “servito il Vangelo con la parola e la vita”. Rendiamo gloria al Padre per la sua opera:
“Un’opera che, con la grazia dello Spirito Santo, ha fatto sì che tanti uomini e donne siano stati aiutati a non disperdersi in mezzo al ‘carnevale’ della curiosità mondana, ma invece abbiano sentito il gusto della sana dottrina, il gusto del Vangelo, e siano diventati, a loro volta, luce e sale, artigiani di opere buone e veri fratelli e sorelle che glorificano Dio e insegnano a glorificare Dio con le buone opere della vita”.




Si è svolto Salamanca, 1-4 settembre 2016 il convegno per la promozione dei diritti umani e la salvaguardia del creato. 

di fra Claudio Monge

Il Capitolo Generale di Trogir, del 2013, aveva esortato l’Ordine dei Frati Predicatori ad includere nel Programma delle Celebrazioni Giubilari una approfondita riflessione sulle sfide contemporanee dei Diritti umani che si inscrivesse nell’eredità della riflessione di Francisco De Vitoria, Domingo De Soto e gli altri grandi maestri della Scuola di Diritto di Salamanca, fiorita nel XVI secolo grazie alla sinergia unica creata con i missionari spagnoli dell’epoca, tra i quali Bartolomé de Las Casas e Antonio de Montesinos.
 Grazie alla perseveranza di fra Mike Deeb, promotore di Giustizia e Pace dell’Ordine e dei suoi collaboratori, dal 1 al 4 settembre 2016, oltre duecento partecipanti tra frati, suore, monache e laici domenicani, provenienti da cinquanta paesi del mondo dei quattro continenti, hanno rianimato il magnifico e monumentale convento di San Esteban di Salamanca, ritrasformandolo in cuore pulsante della riflessione sull’impegno dell’Ordine nella difesa e promozione dei diritti umani, quale elemento costitutivo nell’opera di evangelizzazione.
Rispetto al XVI secolo, l’impressione è però che gli equilibri mondiali, almeno a livello di Ordine, si siano capovolti: ora sono i domenicani dei “Nuovi Mondi” (America Latina, Estremo Oriente e Africa sub-sahariana) in prima linea nella promozione dei diritti umani, sovente minacciati da fenomeni frutto di una globalizzazione economica che è spesso causa strutturale di ingiustizie sociali, oltre che di catastrofici effetti “collaterali” sull’ambiente.
Il congresso di Salamanca è stato, dunque, prima di tutto, una formidabile occasione per venire a contatto diretto con tante persone e attraverso di loro con tante situazioni in cui nel mondo milioni di esseri umani soffrono in modo inaudito: in Irak e in Medio Oriente, in Cina e nelle Filippine, in Burundi e in Congo, in Colombia e in Brasile, ma anche nel Nord opulento di un mondo segnato dalle migrazioni di tanti disperati. Poter parlare con testimoni diretti di situazioni di ingiustizia, di violenza e di sofferenza e poter conoscere le attività, l’impegno e la dedizione di molti sulle nuove ‘linee di frattura’ del nostro mondo, ha accresciuto la consapevolezza che la nostra chiamata oggi, nello spirito del carisma domenicano, ci obbliga a ripensare una teologia che parta dall’ascolto, prima di farsi proposta ed insegnamento! Proprio in questa direzione è andato anche l’invito del Maestro dell’Ordine, fra Bruno Cadoré, che ha tra l’altro ricordato come non si tratti tanto di essere “predicatori dei diritti umani” ma piuttosto di continuare ad essere predicatori del Vangelo a partire dalla promozione dei diritti umani. Una promozione che non potrà mai ridursi all’affermazione di un principio teorico ma che consiste nell’articolazione della libertà di ciascun soggetto di diritto con l’iscrizione di quest’ultimo nella realtà di una dimensione che lo supera, chiamata “bene comune”.
Una tra principali preoccupazioni del Congresso è stata la ricerca di vie per porre in atto “il processo di Salamanca” oggi: un’idea che richiama l’Ordine nelle sue varie componenti a porre in relazione in modo nuovo l’esperienza diretta di tanti che lavorano e s’impegnano nel contatto diretto con i poveri e gli esclusi in molte parti del mondo e la riflessione teologica vissuta in ascolto delle vittime e della testimonianza di coloro che vivono una concreta solidarietà e vicinanza con esse. Questa preoccupazione è stata declinata al cuore di diversi gruppi di lavoro tematici: a) Giustizia e Pace (GP) e predicazione; b) GP e istituzioni accademiche domenicane; c) GP e lavoro di sensibilizzazione in seno alle Nazioni Unite; d) GP e risoluzioni dei prossimi Capitoli Generali; e) GP e formazione iniziale domenicana di frati, suore e laici.
Aver partecipato a queste intense giornate è stata un’occasione per riannodare con il carisma domenicano inteso come passione per il Vangelo al cuore di una storia che cambia e di un mondo complesso. Conoscere tanti testimoni, persone spesso umili e forti che operano in realtà difficili e sconosciute ai più, è un’ottima occasione per rinnovare la speranza al cuore del proprio impegno quotidiano, perdendo quell’automatismo che rischia talvolta di farci diventare degli “impiegati della vita consacrata”. La convinzione è anche che nelle nostre comunità dovrebbero cambiare certi stili di vita e certe dinamiche di condivisione per rinnovare lo slancio sia nel servizio intellettuale sia nella testimonianza concrete.



Seguendo Gesù e Domenico, noi siamo quindi chiamati a predicare la buona novella in un modo che possa toccare i cuori di tutte le persone: quelle che soffrono, quelle che stanno dalla loro parte, quelle che rimangono indifferenti ad esse, quelle che le opprimono e quelle che abusano del dono di Dio che è la creazione. Non è pertanto un caso che ci stiamo incontrando a Salamanca. Desideriamo respirare nello spirito che ha ispirato i nostri confratelli Pedro de Cordoba, Antonio de Montesinos, Bartolomé de Las Casas, Francisco de Vitoria e altri domenicani del XVI secolo incentrati sulla Scuola di Salamanca. In stretta collaborazione, essi hanno allargato il significato della comunità umana. Sottolineando la necessità di riconoscere e di proteggere i diritti delle popolazioni indigene del “nuovo mondo”, Vitoria e i suoi confratelli hanno posto le fondamenta del Diritto Internazionale e hanno suscitato il bisogno di una comunità e di una cooperazione globale, che ha poi ispirato i fondatori delle Nazioni Unite, che è oggi la principale istituzione per la promozione della giustizia globale e della pace. Considerando la storia della nostra famiglia domenicana, noi riconosciamo che abbiamo spesso mancato nel promuovere e difendere i diritti di tutti. Ciononostante, attraverso i tempi, e anche oggi, conosciamo diversi confratelli e consorelle che costituiscono luminose testimonianze di compassione e di difesa dei poveri, dei marginalizzati, degli oppressi e della terra. Noi riconosciamo di avere ancora un lungo cammino da percorrere per diventare autentici difensori dei diritti di quelli che soffrono, e così, riuniti in questo Congresso, ci impegniamo nelle iniziative seguenti.
1. Abbracciare la missione di Giustizia e Pace, in quanto costitutiva della predicazione del Vangelo, come parte integrante del nostro carisma domenicano.
2. Integrare la dottrina sociale della Chiesa e la difesa dei diritti umani all’interno di tutti gli aspetti della formazione della famiglia domenicana, frati, suore, monache, laici, associati, fraternite sacerdotali, giovani e altri movimenti e membri della famiglia.
3. Promuovere lo studio della Laudato si’ come un mezzo per insegnare un’ecologia integrale che combini il benessere degli esseri umani con l’intera creazione.
4. Adottare e promuovere il Processo di Salamanca che chiama i Domenicani, le nostre istituzioni educative e i nostri programmi pastorali a indirizzare il nostro studio, le nostre ricerche, le nostre analisi e la nostra azione verso la soluzione delle sfide che il nostro mondo affronta, creando così un’appassionata sinergia tra la nostra vita intellettuale e quella apostolica.
 5. Creare e rafforzare le reti che abilitano la collaborazione tra tutti i livelli della nostra missione.
 6. Migliorare le nostre strutture di comunicazione, usando efficacemente le moderne tecnologie e – quando fosse necessario – cercando alternative.
7. Sviluppare e rafforzare, a tutti i livelli, le strutture che aiutano la famiglia domenicana a lavorare insieme per affrontare le cause radicali dell’ingiustizia.
8. Rafforzare la presenza domenicana alle Nazioni Unite assicurando che le voci di coloro che soffrono abusi quanto ai diritti umani siano sentite ai più alti livelli, attraverso la condivisione tra i membri della famiglia domenicana operante sul campo e accrescendo le risorse dedicate alla missione e ai progetti concreti relativi a Giustizia e Pace.
9. Essere solidali con i nostri confratelli e le nostre consorelle la cui esperienza missionaria è difficile e pericolosa a causa di fattori politici, religiosi o economici.
10. Sostenere coloro che prendono posizioni profetiche, come i nostri primi confratelli e consorelle, contro le strutture peccaminose di potere che opprimono le persone e violano l’intera creazione. Entrando in questa nuova fase della nostra storia, noi chiediamo perdono per tutte le nostre molteplici omissioni, atteggiamenti e azioni contro i diritti umani che sono stati d’impedimento alla diffusione della buona novella. Confidiamo nella grazia di Dio e nell’effusione dello Spirito santo affinché, ispirati solamente dalla compassione di Gesù, possiamo diventare messaggeri di verità e la nostra predicazione possa portare speranza ai milioni di vittime delle violazioni dei diritti umani e della terra che stanno chiedendo a gran voce la buona novella e un nuovo futuro.




Una grande statua di Montesinos intento pronunciare il suo sermone è installato sul lungomare di Santo Domingo nella Repubblica Dominicana. Affacciato sul mare, la statua di pietra e bronzo è alta 15 metri ed è stata progettata dallo scultore messicano Antonio Castellanos . E 'stato donato al popolo dominicano dal governo messicano e dedicato nel 1982 dai presidenti del Messico e Repubblica Dominicana.


Qui la vita e il sermone di Montesinos.

martedì 13 giugno 2017

domenica 11 giugno 2017

Io

Tre aggettivi per commentare oggi.

Una giornata…


Calda

Impegnativa

Serena




Buona domenica sera!!!



giovedì 8 giugno 2017

I Padri della Chiesa

I primi “Dottori della Chiesa”
Da sinistra a destra:
Sant’Agostino – San Gregorio – San Girolamo – Sant’Ambrogio
Pala d’Altare del 1516 di Pier Francesco SACCHI, detto il Pavese
Museo del Louvre - Parigi




I Padri della Chiesa

La teologia patristica è lo studio del pensiero cristiano dei padri della chiesa.

“ I Padri della Chiesa sono giustamente quei santi che, con la forza di fede, la profondità e la ricchezza dei loro insegnamenti, nel corso dei primi secoli l’hanno rigenerata e grandemente incrementata (cfr.Gal 4,19).In verità “padri” della Chiesa, perché da loro mediante il Vangelo, essa ha ricevuto la vita (cfr.1Cor 4,15). E anche suoi costruttori, perché da loro – sul fondamento unico posto degli apostoli che è il Cristo di Dio  è stata edificata nelle sue strutture portanti.
[…]
Padri dunque sono stati , e padri restano per sempre: essi stessi, infatti sono una struttura stabile della Chiesa di tutti i secoli adempiono a una funzione perenne. Cosicché ogni annuncio e magistero successivo, se  vuole essere autentico, deve confrontarsi con il loro annuncio e il loro magistero; ogni carisma e ogni magistero deve attingere alla sorgente vitale della loro paternità; e ogni pietra nuova, aggiunta all’edificio santo che ogni giorno cresce e si amplifica (cfr. Ef 2,21),  deve collocarsi nelle strutture già da loro poste, e con esse saldarsi e connettersi ”.

(Giovanni Paolo II. Lettera Apostolica Patres Ecclesiae).

Padri della Chiesa sono quegli scrittori ecclesiastici antichi che, avendo responsabilità pastorali - molti di essi erano Vescovi, - attraverso la predicazione e gli scritti influirono con decisione sia sugli sviluppi della dottrina cristiana, sia sulla formazione del costume cristiano. Si tratta quindi di personaggi particolarmente autorevoli, le cui opinioni (specialmente allorché sono concordi) fanno testo in materia di fede.
I padri più autorevoli ebbero anche il titolo di Dottori della Chiesa, che di per sé non richiede l'antichità ma richiede invece una erudizione eminente e il riconoscimento esplicito da parte della Chiesa.
Due discipline studiano la produzione dei Padri della Chiesa: la patrologia, si concentra sugli aspetti storico-letterari, mentre la patristica di quelli teologico-dottrinali. Gli scritti dei Padri della Chiesa costituiscono la letteratura patristica.

I padri della Chiesa - miniatura dell'XI secolo


La delimitazione dell'età dei Padri

Si divide in tre periodi :
Il Periodo delle origini (fino al 325)
Il Periodo aureo (dal 325 al 431)
Il Periodo della decadenza (dal 431 ai secoli VII/VIII )

Il Periodo aureo,
dei tre periodi è il più breve, in quanto termina con la morte di Sant'Agostino (431), ma è anche quello del massimo splendore della letteratura patristica.
Crisi dottrinali profonde, come l'ariana e la pelagiana, travagliarono in questo tempo la Chiesa. I Padri di quest'epoca, impegnati nelle grandi dispute, seppero dare un contributo decisivo alla sistemazione della scienza teologica.
Emergono tra essi le figure di Sant'Atanasio, San Basilio, San Gregorio Nazianzeno, San Giovanni Crisostomo, considerati come i dottori massimi della Chiesa Orientale; invece in Occidente dominano incontrastati San Girolamo, Sant'Ambrogio e Sant'Agostino;  quest'ultimo fu, per vari secoli, il principale se non l'unico ispiratore del pensiero cristiano occidentale.
L’ultimo dei Padri dell’età dell’oro e forse il più grande, senz' altro il più grande della Chiesa d’Occidente, merita più di un semplice accenno. In uno studio delle correnti del pensiero antico, Agostino merita più spazio di ciascuno degli altri sei Padri, perché egli diede avvio a nuove correnti di pensiero, mentre gli altri si limitarono ad arricchirle o a tramandarle. Il fatto che Agostino vescovo  di Ippona sia un pensatore originale che non ebbe pari tra i suoi contemporanei orientali è in parte dovuto alle sue eccezionali doti personali, ma in parte anche al fatto che queste doti sono genuinamente latine in un Cristianesimo la cui teologia era stata quasi completamente greca, e al fatto che, più di ogni altro dei nostri sette  padri dell’età dell’oro, egli fu autodidatta, e in parte ancora alle nuove eresie prettamente occidentali che assalirono la sua patria africana.



La Città di Dio

L'opera nasce in un contesto storico-politico delicato: il lento decadere dell'Impero romano d'Occidente dovuto alle continue invasioni barbariche. In particolare, il Sacco di Roma compiuto dai Visigoti di Alarico I nel 410 aveva causato grande impressione: alcuni avevano interpretato la caduta della città eterna come un presagio della fine del mondo. Al contempo, i seguaci della religione romana tradizionale avevano sostenuto che fosse venuta meno la protezione accordata dalle antiche divinità, e quindi avevano ritenuti responsabili i cristiani e la progressiva cristianizzazione dell'Impero.
La grande occasione data dall'evento sollecita Agostino a riflettere; così nel 413 comincia l'opera che lo impegnerà fino al 426 e diverrà uno dei pilastri della cultura occidentale nonché il suo capolavoro. Il cristianesimo fu subito accusato dai pagani di aver prodotto un rammollimento delle solide basi morali dell'impero che avrebbe esposto quest'ultimo alle penetrazioni dei barbari: da una parte il cristianesimo aveva creato un insieme di valori antitetici a quelli dei pagani, dall'altra, e per la maggiore, il motivo della caduta dell'impero è da ricercare nella fragilità politica di base.
L'opera appare come il primo tentativo di costruire una visione organica della storia dal punto di vista cristiano, principalmente per controbattere alle accuse della società pagana contro i cristiani: Agostino afferma che la vita umana è dominata dall'alternativa fondamentale tra il vivere secondo la carne e il vivere secondo lo spirito, avendo quindi un'alternativa. Quest'ultima si svolge e divide in due città: la Civitas Terrena, ossia la città della carne, la città terrena, la città del diavolo, fondata da Caino che è Babilonia e la Civitas  Dei, ossia la città dello spirito, la città celeste fondata da Abele. Importante notare anche la simbologia scritturistica in cui Caino è un contadino e in quanto tale strettamente legato alla terra, la deve far sua per avere da essa un guadagno; Abele invece è un pastore, sfrutta la terra ma non vi è legato in quanto passa sulla terra e non si stanzia, tende, per un certo verso, a una meta più ambita e fruttifera: il cielo.
«L’amore di sé portato   fino al disprezzo di Dio genera la città terrena; l’amore di Dio portato fino al disprezzo di sé genera la città celeste. Quella aspira alla gloria di uomini, questa mette al di sopra di tutto la gloria di Dio. […] I cittadini della città terrena son dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l’uno all’altro in servizio con spirito di carità e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale.»

( La città di Dio, XIV,28)


Nessuna città prevale sull'altra. Nella storia, infatti, le due città sono mischiate e mai separate, come se ogni uomo vivesse contemporaneamente nell'una e nell'altra. Sta quindi a quest'ultimo la scelta di decidere da che parte schierarsi. L'uomo si trova al centro tra queste due città e solo il giudizio universale può separare definitivamente i beati dai peccatori.

Ognuno potrà capire a quale città appartiene solo interrogando se stesso.


lunedì 5 giugno 2017

L'alba che verrà



Quando si crede di aver superato un ostacolo, ecco che se ne presenta un altro. Più impegnativo, più difficoltoso più subdolo, perché il superamento non dipende  da te, dalla tua volontà.

Ecco allora, che torna tutta la nostra fragilità, le sicurezze  vacillano,ti senti nudo…mentre qualcuno ti prende per il bavero e ti dice, prendi la croce, abbracciala, essa ti sosterrà nella prova.

Che servono le parole, quando il cuore è ferito.

Nel biancore della sua pelle,in quel letto grandissimo, in confronto a lei, ormai così minuta, così fragile, le sue mani così fredde, all’udire il suo nome le ciglia hanno un piccolo tremito, e un accenno di sorriso come risposta.


A domani Enrica, lo spero tanto.

domenica 4 giugno 2017

La Pentecoste



VIENI SPIRITO SANTO,  riempi i cuori dei tuoi fedeli  e accendi in essi  il fuoco del tuo amore.
Manda il tuo Santo Spirito e sarà una nuova creazione e rinnoverai la faccia della terra.

Un dono quello dello Spirito in cui gli apostoli sono rivestiti di potenza dall’alto, diventano così araldi del Regno.
Un dono quello dello Spirito che si universalizza dilatandosi a tutte le creature, a tutte le nazioni, a tutta la storia.
Nella giornata clou di ieri Papa Francesco ha evidenziato all’unità dei cristiani. Non importa se cattolici o protestanti; egli mette in evidenza per il mondo tutto l’unità dei credenti in Cristo. Oggi continua Papa Francesco ci sono più martiri cristiani, che nei primi tempi della Chiesa.
Chi uccide non chiede  se  è cattolico, ortodosso, luterano, calvinista.
No. Si uccide perché cristiani.
Noi tutti siamo fratelli, tutti creature di Dio.
Anche per  noi oggi è difficile sentire l’azione di Dio; tutto sembra andare contro quello che Gesù ha insegnato, ci sono guerre, oppressioni, discriminazioni sessuali, ed etniche. Ma Gesù dice che le possibilità non sono mai chiuse. Segni grandi accompagnano i misfatti: segni di speranza.

Non ci accorgiamo perché, il nostro cuore è chiuso, lasciamoci trasformare,e impegnamoci ad  essere docili all’azione dello Spirito Santo.


venerdì 2 giugno 2017

Giugno



È giugno!

Un mese bello, colmo di promesse, di sole, di stelle, di giorni lieti, di vacanze.

Alla sera mi affaccio al balcone, attorno a me tanto verde, nell’aria profumo intenso di gelsomini, di tigli, ascolto il gracidare delle ranocchie, mentre due merli si rincorrono, e compiono bervi voli
Il loro canto è un fischio melodioso, chiaro, molto vario, allegro, gorgheggiante, sugli alberi probabilmente i loro piccoli nel nido.
L’aria è calda,solo una lieve brezza, muove le fronde, ed io mi inebrio di profumi, di colori dei fiori, e  sale una preghiera al cielo:


Grazie Signore!






Buon mese di giugno!!!

giovedì 1 giugno 2017

50 anni The Beatles

Era il 1 giugno di 50 anni fa
quando John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr stupirono e deliziarono il mondo, inaugurando la Summer of Love, con Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, un capolavoro rivoluzionario che è diventato l’album più celebrato di sempre. Il 26 maggio Sgt. Pepper uscirà in tanti formati. 
L’album è stato oggetto di un nuovo mix stereo e 5.1 da parte di Giles Martin e Sam Okell e si arricchisce di registrazioni in studio alternative fino ad ora inedite.

Perché è uno dei dischi più belli che siano stati mai realizzati.

Dal giorno in cui fu pubblicato, il 1 giugno del 1967, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band passò 148 settimane nella classifica Inglese, di cui 27 al numero 1. Negli Stati Uniti passò 88 settimane in classifica, di cui 15 al primo posto. Vinse 4 Grammy Award, fra cui Album dell’anno, e rimane uno dei più influenti e venduti dischi di tutti i tempi. Nel 2003, la biblioteca del congresso americano ha selezionatoSgt. Pepper per il National Recording Registry, riconoscendo all’album un valore “culturale, storico ed estetico”. Sgt. Pepper è al primo posto della classifica dei 500 più grandi album di tutti i tempi della rivista musicale Rolling Stone.